L'aggressione all'avvocato Longo, parla la protagonista Rosy: «Per me è stato come un papà»

PADOVA. «È stato come un padre, lo confermo. Ma non voglio aggiungere altro». Rosanna (Rosy, per gli amici) Maria Sole Caudullo è gentile e ferma quando pronuncia queste poche parole. Esce di casa e parla con un solo obiettivo: tacitare quel vociare, a volte cattivo, che si è scatenato intorno alla brutale aggressione messa a segno nei confronti del penalista Piero Longo.



Non una parola di più da parte sua, ma quanto basta per fare chiarezza almeno sul legame che esisteva tra lei, da quando era poco più che bambina, e il noto legale: un legame familiare. Un legame tra una quasi figlia e un papà di fatto che, qualche anno fa, si sarebbe rarefatto fino a spegnersi del tutto. Un dolore grande per lei.

Un dolore espresso più volte all’amica commercialista Silvia Maran, conosciuta in una scuola padovana di danza. Ed ecco la terza indagata sia pure in stato di libertà in questa brutta storia. Una donna di 31 anni che, in realtà, è una ragazza acqua e sapone, un viso spaventato dal clamore che si è scatenato intorno alla vicenda. Rosy appare travolta da una situazione più grande di lei (a difenderla il penalista Pietro Someda).



E anche molto preoccupata forse perché, uscita a pieni voti da Giurisprudenza e poi allieva in una scuola di notariato, comprende bene in quale guaio sia finita. Più complessa la posizione della coppia che ha aggredito l’avvocato Longo, sottoposta a divieto di avvicinamento alla vittima e all’obbligo di dimora a Padova per concorso in lesioni aggravate (sono indagati anche per rapina e porto in luogo pubblico di un’arma): il provvedimento è stato firmato dal gip Claudio Marassi.

Gip che, sabato, ha convalidato l’arresto (erano ai domiciliari) a carico della commercialista 47enne (difensore l’avvocato Patrizio Ianniello) e del compagno Luca Zanon 49enne, elettricista (avvocato Claudia Bagattin). Nel corso dell’interrogatorio davanti al magistrato i due si sono giustificati: volevano “mediare” in quel rapporto interrotto e convincere il legale a parlare con l’amica Rosy. Quest’ultima soffriva da tempo l’impossibilità di avere contatti con l’avvocato come una volta.



Ore 23 dell’1 ottobre: Zanon e Maran, insieme a Rosy, si presentano a casa di Longo in Riviera Tiso da Camposampiero. Dopo aver suonato al citofono e invitato il penalista a scendere, lui apre il portoncino presentandosi con la pistola regolarmente detenuta. I due hanno insistito con il gip: spaventati, sarebbero saltati addosso al legale per disarmarlo. Ma il racconto non è lineare: la colluttazione tra i due aggressori e il penalista avviene nell’androne del palazzo dove abita Longo, non sulla strada.

La prima a entrare è Maran che, come per dare una “lezione”, avrebbe subito sferrato un paio di pugni al volto del penalista, poi trattenendolo per le spalle mentre Zanon infieriva sul viso con altri pugni. Longo sarebbe riuscito a spingere Maran contro il muro e avrebbe esploso verso l’alto un primo colpo.

I due si sarebbero di nuovo avventati su di lui; tutti e tre sarebbero caduti a terra, infine l’esplosione di un secondo colpo. Zanon ha parlato di tre spari: saranno i rilievi ad accertare la verità. È continuato il pestaggio del legale finché i due si sono impadroniti dell’arma e si sono allontanati. Rosy Caudullo non è mai entrata nel palazzo, aspettando gli amici in strada dove ha sentito grida e spari.

I tre sono rientrati a casa e la coppia ha chiamato la questura, parlando di un’aggressione. In settimana è prevista una tornata di interrogatori da parte della Squadra mobile coordinata dal pubblico ministero Roberto D’Angelo. Resta una domanda: perché tanta violenza da parte della coppia che ha sempre negato di aver mai conosciuto prima l’avvocato Longo? —

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