Si allunga fino a 7 giorni l’attesa per il tampone

Prima il rientro dalle vacanze, poi la scuola hanno finito con l’allungare inesorabilmente i tempi d’attesa per chi deve sottoporsi al tampone rinofaringeo: eseguite ogni giorno fino a 4.000 diagnosi

UDINE. Fino a 4 mila tamponi processati al giorno. Con un ritmo mai tenuto dall’inizio dell’emergenza coronavirus e nonostante le risorse a disposizione dei laboratori e dei Dipartimenti di prevenzione siano oggettivamente insufficienti a fronteggiare uno stato di crisi permanente.

Prima i ritorni dalle vacanze, poi il rientro in classe degli studenti, hanno finito con l’allungare inesorabilmente i tempi d’attesa per chi deve sottoporsi al tampone rinofaringeo, test che resta l’unico realmente efficace per accertare con una percentuale d’errore minima la presenza del Sars-Cov-2 nell’organismo.



Allo stato attuale servono, in media, tra i quattro e i sette giorni dal momento della richiesta del tampone alla consegna del referto con l’esito, un lasso di tempo decisamente superiore rispetto a quello di un mese fa e, ovviamente, direttamente proporzionale all’impennata di domande. Ma ci sono casi di attese persino più prolungate, fino a dodici giorni, che si concludono quasi sempre con il risultato negativo ma che, indubbiamente, creano disagi agli utenti costretti ad attendere l’esito in quarantena fiduciaria.

Difficile individuare con chiarezza il collo di bottiglia nel processo che parte con l’indicazione del medico di famiglia e si conclude con la consegna dei risultati dell’esame. Il Dipartimento di medicina di laboratorio dell’Azienda sanitaria universitaria del Friuli centrale è attrezzato per processare fino a 2.600 tamponi al giorno, «ma due settimane fa, in una giornata particolarmente calda ne abbiamo esaminati 2.800», indica il direttore della struttura dipartimentale, Francesco Curcio.


La carenza di reagenti resiste, anche se rispetto ai mesi scorsi le problematiche relative alle forniture riguardano prevalentemente altri materiali che alimentano i cinque differenti sistemi d’analisi dei tamponi. «Abbiamo macchinari che variano per caratteristiche di estrazione e amplificazione – spiega Curcio –, capaci di analizzare contemporaneamente da un minimo di otto a un massimo di novanta test».

La priorità per l’esecuzione dei test e per la loro analisi è codificata: la corsia preferenziale è riservata a chi proviene dai Pronti soccorso (anche ostetrico e pediatrico), a chi è in attesa di trapianto e «a casi di esigenze particolari segnalati di volta in volta da istituzioni e forze dell’ordine, come per i migranti minori, per i quali è necessario provvedere in tempi stretti all’individuazione di idonee strutture», elenca ancora il direttore del Dipartimento di medicina di laboratorio dell’Asu Fc.

Dal momento in cui i tecnici di laboratorio prendono in consegna la provetta che contiene lo stick del tampone al momento in cui è chiaro il risultato del test trascorrono tra i 90 minuti e le cinque ore, a seconda della “coda” e della metodologia impiegata. Il laboratorio udinese, al quale si appoggiano in queste settimane le analoghe strutture del Friuli occidentale, può contare su quindici tecnici operativi sulle 24 ore.

Le richieste affluiscono senza soluzione di continuità nelle caselle di posta elettronica dei Dipartimenti di prevenzione: in quelle dell’Asu Fc «in questi giorni ne giungono tre le 700 e le 800 al giorno», conferma il direttore del Dipartimento, Giorgio Brianti.

La presa in consegna della domanda fa scattare l’iter che porta all’esecuzione materiale del test nelle sedi individuate dalle aziende: dalla richiesta all’appuntamento per il tampone trascorre in media un giorno e mezzo, poi ne servono tra i due e mezzo e i cinque (a seconda del giorno della settimana: nel weekend le operazioni naturalmente rallentano, fino a slittare al lunedì) per l’esito. E i sistemi informatici che permettono la gestione dell’intera procedura non aiutano, criticati da più di uno degli anelli che compongono la catena.
 

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