Il presidente Sassoli è in quarantena: rinviata la visita al Vajont

Salta la storica visita di un rappresentante della Ue. I sindaci: «È solo rimandata a un’altra data»

PORDENONE. Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli è in quarantena volontaria da giovedì 8 ottobre. L’annunciata visita a Vajont e Erto e Casso in programma per venerdì 9 è quindi saltata all’ultimo momento.

«L’incontro è solo rinviato ad un’altra data, non vogliamo nemmeno sentir parlare di un annullamento dell’evento», ha dichiarato il sindaco di Vajont, Lavinia Corona, appena le agenzie stampa hanno iniziato a lanciare la news.

Erano le 15 di giovedì quando si è diffusa la notizia dell’autoisolamento di Sassoli dopo la positività al covid riscontrata in un suo diretto collaboratore. In quel momento tra Vajont e Erto e Casso erano in corso i sopralluoghi per la buona riuscita della giornata di sabato.

Un funzionario del Parlamento europeo delegato alla sicurezza si trovava in zona già da mercoledì per coordinarsi con le amministrazioni e le forze dell’ordine. Per alcuni concitati minuti si sono susseguite telefonate e informative non ufficiali fino alla comunicazione definitiva: l’evento di domani non si terrà. L’esponente della Ue ha già eseguito un primo test che ha dato esito negativo.

Ora Sassoli si trova a casa da dove seguirà riunioni e incontri da remoto. Gli impegni sul territorio come quelli di domani in Friuli e di domenica alla marcia della pace di Assisi sono invece tutti annullati. Ma la Corona e il suo collega di Erto e Casso, Fernando Carrara, sono già pronti per trovare insieme allo staff del presidente una nuova occasione».

«È tutto pronto, fosse anche a dicembre o a gennaio, noi siamo qui – ha detto la Corona –. Sono la prima a comprendere e a sollecitare l’adozione della massima cautela possibile. L’importante ora è che tutte le persone coinvolte si ristabiliscano. È già un’ottima notizia sapere che il primo tampone sia risultato negativo. Diciamo che il Vajont ha atteso l’Europa per 57 anni, non sarà un problema aspettare ancora qualche settimana».

Sulla scrivania del municipio erano già disposti gli omaggi istituzionali per l’ospite d'onore e il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. Anche l’eurodeputato Marco Dreosto si è detto «vicino al collega in questo momento così delicato», augurandogli un rapido ritorno alla normale quotidianità.

«Purtroppo viviamo tempi convulsi e sappiamo che il coronavirus non guarda in faccia nessuno, nemmeno appuntamenti con la storia come nel caso del Vajont – ha commentato a caldo Dreosto a cui Sassoli aveva delegato l’organizzazione dell’intera giornata –. Appena questa fase sarà archiviata, prenderemo nuovamente contatti con la sua segreteria. La tragedia del 9 ottobre 1963 merita un riconoscimento ufficiale da parte dell’Europa».

Le cerimonie in programma per sabato non cambiano, essendo quelle tradizionalmente dedicate al ricordo delle vittime. «È un peccato, non ce l’aspettavamo a così poche ore dal suo arrivo in valle – ha affermato il primo cittadino di Erto e Casso Fernando Carrara –. Avevamo scelto il 10 ottobre proprio per non interferire con le funzioni religiose del giorno prima. Il 9 è e resta un momento privato dei superstiti e dei familiari di chi ha perso la vita.

Poi ci sono gli eventi collaterali, con la cultura e la politica in prima fila. Al presidente va il nostro grazie e un appello perché non si scordi della promessa fatta a febbraio».

Era infatti la scorsa primavera quando Sassoli garantì pubblicamente che sarebbe stato lui la prima autorità comunitaria a visitare i luoghi colpiti dalla sciagura.

Dreosto gli aveva appena segnalato la decennale lacuna con un’interrogazione sottoscritta da decine di parlamentari di ogni schieramento. Bastarono alcune ore e uno scambio di telefonate per far decollare l’iter. Il Comune di Vajont, che il 10 luglio festeggia i 50 anni dalla sua istituzione, è stato scelto come capofila.

Nota di colore: inizialmente si era parlato di un possibile approdo in regione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Se così fosse stato, la cerimonia sarebbe sfumata ugualmente visto che pure la von der Leyen si trova in quarantena da inizio settimana. —

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