A soli 22 anni progettano un respiratore portatile concepito per i bambini

Riconoscimento prestigioso per Giorgia Zambon e Davide Marzin: a febbraio conseguiranno la laurea in design 

Cervelli pordenonesi crescono, creano, e vincono. Hanno solo 22 anni, ma sono già autori di un progetto importante, dedicato alla salute dei bambini, ma che potrebbe risultate utile anche agli adulti. Giorgia Zambon (che in realtà 22 li compirà a fine dicembre) e Davide Marzin sono stati premiati al museo milanese dell’Associazione per il design industriale, grazie alla loro creazione: “Air-in”, ovvero un respiratore portatile da utilizzare come un leggero zainetto, completo di tubo, mascherina e di telecomando per selezionare le varie funzioni, nonché di interfaccia per il medico, che può intervenire sul dispositivo e verificarne il corretto funzionamento tramite un’app.

Hanno vinto la seconda edizione del concorso “Il design aiuta a guarire”, progetto presentato anche come esame universitario all’Isia di Roma: si laureeranno a febbraio del prossimo anno. Un’idea che può permettere ai bambini che lo utilizzano di liberarsi da un macchinario statico collegato al letto e muoversi liberamente, giocare e socializzare senza doversi preoccupare di trascinarsi dietro un macchinario. Al concorso, promosso dalle associazioni per il design industriale e per la ricerca sul cancro, hanno partecipato per confrontarsi con reale mondo del lavoro. Ed è stato un grande successo.


«L’ispirazione – racconta Giorgia, residente a Pordenone, già studentessa all’istituto d’arte di Cordenons – mi è venuta osservando le difficoltà della figlia di un’amica di mia mamma, alle prese con problemi respiratori. Davide l’ha condivisa con me e insieme ci siamo messi a studiare questo progetto, di cui siamo orgogliosi. Che cosa voglio fare da grande? Sto seguendo un altro corso di laurea, a Milano, per specializzarmi nell’animazione in 3D: spero che il mio futuro sia in quel settore, ma non si può mai dire...».

Davide è invece di Ramuscello, ha frequentato l’Itis di Portogruaro e vorrebbe continuare a lavorare nel campo del product design, nonché nella progettazione 3D. «Se il nostro macchinario può tornare utile per casi di Covid? Non vorrei entrare in un campo non mio – afferma il giovane –, forse sì in una fase di recupero post-malattia, ma è da verificare». Così giovani, così talentuosi, così saggi. —

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