I sindaci della Carnia insorgono: in montagna i ricavi dell’energia

L’appello di 55 primi cittadini, anche del Pordenonese, sulle concessioni idriche Richiesti alcuni sgravi per i residenti e la costituzione di una società regionale

/ TOLMEZZO

La Carnia unita batte cassa sulle grandi derivazioni idroelettriche e sulla centrale di Somplago e reclama: i ricavi restino qui. Lo chiedono tutti i suoi sindaci, che hanno sottoscritto una richiesta di emendamenti alla Regione sul disegno di legge sulle grandi derivazioni idroelettriche (come Somplago, la cui concessione scade nel 2029), approdato giovedì alla discussione della IV commissione regionale, dove sono stati ascoltati i rappresentanti dei sindaci carnici e pordenonesi. Montagna carnica e pordenonese infatti hanno fatto fronte comune: 55 sindaci hanno siglato quel documento che chiede alla Regione la stessa cosa, una norma più coraggiosa per garantire benefici al territorio quando scadranno le attuali concessioni degli impianti relativi ai fiumi Tagliamento e Meduna e al Cellina. La Regione – dicono i sindaci – imponga al concessionario futuro delle derivazioni, di lasciare risorse sul territorio (si stimano per la Carnia 3-4 milioni di euro l’anno da spendere per progetti di sviluppo importanti). Nello specifico si chiede che venga costituita una società idroelettrica regionale, affinché Regione e Comuni possano partecipare alle assegnazioni e gestire responsabilmente le risorse del territorio, e che sia garantita alla montagna la totalità della quantità di energia elettrica che i concessionari dovranno cedere gratis. I sindaci reclamano anche garanzie di ripristino idrogeologico dai danni delle derivazioni, misure di compensazione territoriale, per manutenzioni territoriali, stabilità occupazionale (scongiurando delocalizzazioni e incentivando la presenza umana presso gli impianti, per garantire la sicurezza) e canoni di concessione al territorio.


I comitati cercavano da tempo ascolto. Hanno sottoscritto le richieste i 28 Comuni della Carnia (Tolmezzo, Amaro, Ampezzo, Arta Terme, Cavazzo Carnico, Cercivento, Comeglians, Enemonzo, Forni Avoltri, Forni Di Sopra, Forni di Sotto, Lauco, Ovaro, Paluzza, Paularo, Prato Carnico, Preone, Ravascletto, Raveo, Rigolato, Sappada, Sauris, Socchieve, Sutrio, Treppo Ligosullo, Tolmezzo, Verzegnis, Villa Santina)e 27 nel Pordenonese (Andreis, Arba, Aviano, Barcis, Budoia, Caneva, Castelnovo del Friuli, Cavasso Nuovo, Cimolais, Claut, Clauzetto, Erto e Casso, Fanna, Frisanco, Maniago, Meduno, Montereale Valcellina, Pinzano al Tagliamento, Polcenigo, Sequals, Spilimbergo, Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto, Travesio, Vajont, Vito D’Asio, Vivaro). «Oggi la Gioconda al Louvre e la Madonnina di Milano – sottolinea il sindaco di Tolmezzo, Francesco Brollo – vengono illuminate con i soldi che la Francia e il comune lombardo ricavano dalle nostre grandi centrali idroelettriche, di cui sono proprietari. È ora che una parte di quei ricavi resti al territorio della montagna, sia in soldi che in energia. Perciò chiediamo che la Regione, che entro ottobre deve emanare la legge che decide come concedere in uso le grandi centraline idroelettriche, metta nero su bianco che certi vantaggi devono restare in loco. Questo treno non passerà più, dobbiamo salire alle nostre condizioni». La legge nazionale prevede che, scaduta la concessione, la proprietà passi alla Regione se ci sarà una legge sulle future concessioni entro fine ottobre. Brollo al Consiglio delle autonomie locali era stato l’unico a votare contro il testo, considerato «troppo timido». Giorni fa a Meduno, con una rappresentanza dei sindaci di quella zona, ha concordato di presentare gli emendamenti condivisi dai sindaci. —

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