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Covid19, la macchina dell'emergenza è ripartita in Friuli: ecco il piano della Regione per le terapie intensive

Il Fvg sta aspettando di sapere da Roma se può gestire direttamente i cantieri soprattutto negli ospedali di Udine e di Pordenone dove i lavori sono già in corso

UDINE. La macchina dell’emergenza è ripartita e negli ospedali del Friuli Venezia Giulia si lavora per realizzare 175 posti di terapia intensiva in più e 85 di semintensiva. Alcuni di questi ultimi sono già disponibili. Le nuove dotazioni andranno ad aggiungersi ai 120 posti di terapia intensiva esistenti. I progetti sono pronti, la Regione attende di sapere se il governatore, Massimiliano Fedriga, sarà o meno il commissario delegato per gestire i nuovi investimenti in sanità. Al momento il reparto di terapia intensiva Covid di Udine continua a rispondere a tutte le esigenze regionali, ma dai prossimi giorni, assicura il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, riaprirà anche la terapia intensiva di Trieste.



Il piano messo in atto dalla Regione prevede una risposta importante, in termini di posti letto, all’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19. L’Azienda sanitaria giuliano-isontina (Asugi) sarà dotata di 34 posti di semintensiva e 26 di terapia intensiva in più, l’Azienda del Friuli centrale di 30 di semintensiva e 19 di intensiva tutti a Udine. Il Friuli occidentale di 18 nuovi posti di semintensiva e 8 di terapia intensiva a Pordenone. Pure il Burlo Garofolo avrà 3 posti in più di semintensiva e 2 di terapia intensiva, mentre le disponibilità del Cro di Aviano resteranno invariate.



Il commento
«Al momento il sistema sanitario regionale non è sotto pressione, risponde al meglio alla domanda». Riccardi si sofferma su questo punto anche perché, rispetto alla scorsa primavera, in alcuni reparti di terapia intensiva i posti letto sono già aumentati. «Il sistema risponde anche se molto dipenderà dalla domanda». L’assessore sa bene che sul fronte contagi la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro. Il piano sanitario presentato al commissario straordinario, Domenico Arcuri, va proprio in questa direzione: potenziare la risposta per non farsi trovare impreparati. Non a caso è stato valutato positivamente dallo stesso Arcuri. «La macchina dell’emergenza è ripartita e assieme alla task-force stiamo monitorando l’andamento del contagio». L’assessore usa prudenza sui tempi proprio perché non è ancora chiaro se sarà la Regione a gestire direttamente i cantiere. Qui la situazione a marzo.

L'autorizzazione
La Regione sta aspettando di sapere da Roma se può gestire direttamente i cantieri soprattutto negli ospedali di Udine e di Pordenone dove i lavori sono già in corso. Si punta ad affidare alle imprese presenti anche i lavori di ampliamento per evitare possibili allungamenti dei tempi. Nei giorni scorsi il governatore ha chiesto al commissario Arcuri l’autorizzazione a svolgere il ruolo di commissario delegato. L’ordinanza commissariale lo prevede assegnando ai presidenti di Regione la possibilità di gestire direttamente i lavori. Fedriga assieme ad altri 11 colleghi si è fatto avanti chiedendo di correggere alcune procedure previste dalla stessa ordinanza per velocizzare tempi e modi degli interventi. La trattativa è in corso.

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Parallelamente alla stipula degli accordi con il Governo, nell’attesa di leggere il nuovo Dpcm che prevederà ulteriori restrizioni per limitare le occasioni di contagio, Riccardi e Fedriga continuano ad analizzare i dati. L’infezione sta recuperando terreno e, questa volta, l’infezione si sviluppa soprattutto in famiglia e negli incontri con gli amici. Da qui la raccomandazione di indossare la mascherina all’interno e all’esterno degli edifici, mantenere il distanziamento sociale e continuare a lavarvi spesso le mani. Ieri sono stati registrati altri 97 nuovi casi in regione: rispetto ai giorni precedenti il numero è in calo ma questo fatto va analizzato tenendo presente che nei fine settimana cala anche il numero dei tamponi effettuati.

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