Muore di polmonite a 11 mesi, pediatre assolte: "È la fine di un incubo durato tre anni"

I legali di Foglia e Favia, rispettivamente medico di base e del pronto soccorso

VAJONT. Dopo due perizie scagionano sia la pediatra di base che quella del pronto soccorso, la tanto attesa sentenza e, con essa, la fine di un incubo: né Anna Concetta Foglia né Anna Favia sono responsabili per la morte del piccolo Jonathan Barbariol, deceduto a 11 mesi per una polmonite fulminante.

A mettere la parola fine ad una vicenda complessa e dolorosa per tutte le parti in causa è stata ieri il giudice Monica Biasutti, di fronte alla quale le due imputate avevano scelto il rito abbreviato. Determinante l’esito dell’ultima perizia disposta dal giudice dopo quella redatta dal medico legale Luca Tajana e dal professor Gianluigi Marseglia. La scoperta dell’esistenza di nuovi reperti che era necessario analizzare ha portato ad una seconda perizia, affidata questa volta al professor Carlo Moreschi, medico legale, e a Maurizio Rocco, specialista in Istologia patologica.


Quattro luminari al lavoro, in tempi diversi, con l’obiettivo di fare chiarezza sulla morte del piccolo Jonathan, avvenuta il 2 giugno 2015 per una polmonite fulminante. Una morte per la quale sono finite a processo, con la pesante accusa di omicidio colposo, Anna Concetta Foglia, residente a Maniago, medico e base, e Anna Favia, 48 anni, residente a Portogruaro e che aveva visitato il bimbo al pronto soccorso di Maniago. Una situazione complessa, quella del piccolo, nato con gravi malformazioni. Secondo la perizia era affetto da polmonite cronica da circa un mese. Quella che ha provocato il decesso, però, era di tipo fulminante. Si tratta, quindi, di due polmoniti distinte per le quali gli atteggiamenti tenuti da sanitari, dalle valutazioni alle terapie, sono risultati congrui al quadro clinico.

Per le due dottoresse è la fine di un incubo. «Sono rimaste sulla graticola per tre anni e mezzo – commenta l’avvocato Marco Zucchiatti, legale di Foglia – ma l’importante è l’esito, che scagiona la mia assistita». «La dottoressa Favia è sempre stata convinta della sua innocenza – aggiunge il suo difensore, Roberto Lombardini – e ora ben due perizie escludono la sua responsabilità e anche quella del medico di base».

«Comprendiamo bene che non avremo potuto fare più di così sul piano penale – commenta Fabiano Filippin, legale della mamma di Jonathan – ma concordiamo con la Procura quando ritiene che il quadro di fondo rimane comunque incerto e che un immediato esame dei tessuti del povero Jonathan avrebbe potuto stabilire quanto meno l’origine della polmonite iperacuta, le cui esatte cause restano ad oggi ignote. Se fosse stata subito eseguita l’autopsia, come aveva sollecitato la mamma sin dal 2015, certi quesiti avrebbero forse ricevuto una risposta meno vaga. Non ci siamo costituiti perché la mamma non ha agito per ottenere risarcimenti. Valuteremo l’esistenza di altre strade e sedi a cui porre queste domande, anche nei confronti delle strutture ospedaliere più che dei singoli medici».

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