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Coronavirus, stretta sulle case di riposo, cosa cambia in Friuli: le visite agli anziani fra regole e divieti

UDINE. Dalle visite prenotate a quelle cancellate: tra ordinanze e decreti le case di riposo si muovono in autonomia. Nella stragrande maggioranza dei casi i nonni non possono più ricevere visite, devono accontentarsi di sentire i parenti al telefono. I contagi non mancano (tra i dati di sabato 18 ottobre c’è anche la positività di un operatore della casa di riposo di Artegna) e nelle strutture per anziani si cerca di arginare il propagarsi dell’infezione.

Sugli accessi dei parenti e dei visitatori nelle residenza sanitarie assistite (Rsa), hospice, strutture riabilitative e residenziali per anziani autosufficienti e non, la nuova ordinanza del governatore Massimiliano Fedriga, lascia libertà d’azione ai direttori sanitari.

Sono loro a decidere se e come ammettere i parenti nelle singole strutture. C’è chi non ammette eccezioni e chi come “La Quiete” di Udine, la più grande casa di riposo pubblica della regione, preferisce mantenere le visite prenotate per un familiare ogni 15 giorni, e chi invece, ancor prima dell’applicazione dell’ordinanza regionale ha bloccato le visite parenti. Tra queste l’Asp Fondazione Muner de Giudici di Pradamano.

«Pur sapendo che i parenti non saranno felici, abbiamo deciso di sospendere le visite all’interno della struttura – spiega la presidente Cristina Nazzi – , meglio essere criticati per eccessiva prudenza che per trascuratezza». Ogni struttura valuta la situazione e si muove di conseguenza. Chi ha già gestito casi di infezione con gravi conseguenze usa prudenza e di fronte all’aumento dei contagi, a prescindere dalle ordinanze, mantiene i parenti fuori dalle strutture.

Seguono questa linea anche diverse direzioni sanitarie che finora non hanno registrato Covid e vogliono continuare a mantenere un certo rigore nei reparti. Il gruppo Sereni Orizzonti ragiona proprio in questo modo: «Stiamo andando a esaurimento delle visite prenotate nelle scorse settimane, ora anche a seguito dell’applicazione dell’ordinanza regionale abbiamo chiuso ai parenti tutte le strutture del Friuli Venezia Giulia» assicura il responsabile Relazioni esterne, Vittorio Pezzuto, lasciando aperta la porta solo per i casi gravi che vengono valutati di volta in volta dalla direzione sanitaria. Restano garantite, invece, le video chiamate magari con l’assistenza del personale visto che non tutti gli anziani riescono a gestire in autonomia il telefono.

L’ordinanza regionale riprende il Dpcm firmato lo scorso 13 ottobre dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte. Il decreto recita: «L’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungodegenza, residenze sanitarie e assistite (Rsa), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, è limitata ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione».

In assenza di precisi divieti, alcune direzioni sanitarie si sono sentite libere di mantenere le visite parenti programmate attraverso le prenotazioni telefoniche. In questi casi un solo parente, due se conviventi, può accedere una o due volte a settimana nella sala visite dove è obbligatorio usare la mascherina chirurgica, lavarsi le mani e mantenere il distanziamento interpersonale. Tra il parente e l’anziano c’è l’obbligo di mantenere due metri di distanza. Non possono abbracciarsi e tanto meno baciarsi e scambiarsi oggetti di alcun tipo. I colloqui avvengono alla presenza di un operatore.

La scelta di continuare a garantire le visite parenti nelle case di riposo spesso deriva dalla valutazione delle conseguenze psico-fisiche provocate agli anziani dal lockdown, quando tutte le Rsa erano chiuse ai parenti. Non è escluso che le soluzioni più morbide a breve possano subire un ulteriore giro di vite visto che l’ordinanza regionale scade il prossimo 25 ottobre e molto dipenderà dall’andamento dei contagi.


 

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