Terapie intensive in Fvg, cosa dicono i numeri

Nei reparti regionali i malati di coronavirus impegnano l’8% della capienza (in Italia l’11,6%). L’esperto: «Però non si può stare tranquilli, nelle ultime settimane la curva si è impennata»

UDINE. Ci sono ancora molti posti liberi nelle terapie intensive del Friuli Venezia Giulia, ma non per questo si deve pensare che la situazione sia da sottovalutare. La diffusione del virus sta avanzando con una progressione che preoccupa gli addetti ai lavori. E almeno per altre due settimane assisteremo con tutta probabilità a una continua impennata di tutte le curve. Anche a Nord Est.

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Lo dicono gli esperti basandosi sui dati attuali e sulla considerazione che ci vogliono almeno 15 giorni prima che nuove restrizioni (come quelle che sta adottando il Governo) possano dare un risultato apprezzabile dal punto di vista statistico.



«All’inizio della pandemia in Friuli Venezia Giulia erano disponibili 120 posti di terapia intensiva – spiega il professor Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’università di Udine – , ora possiamo arrivare a 175, almeno secondo i dati diffusi in questi giorni. A conti fatti, in questo momento, i pazienti malati di Covid occupano l’8% di questi 175 posti potenziali. Un dato migliore di quello registrato a livello nazionale, che è dell’11,6%». Il grafico che pubblichiamo qui sopra, elaborato dal docente udinese, fotografa proprio questa situazione.
In questo momento, quindi, non sono molti i pazienti in fase acuta e questo sembra segnare una netta differenza rispetto ai mesi critici di marzo e aprile, quando con i picchi dei contagi i malati di coronavirus riempivano gli ospedali in molte regioni d’Italia.



Bisogna però tener presente, sottolinea Della Mea, che nelle terapie intensive ci sono anche altri pazienti e che quindi la percentuale globale di posti liberi è comunque diversa.
«Certo, la situazione di marzo e aprile era peggiore – prosegue Della Mea – , ma guardando le curve di crescita dei contagi e dei ricoveri si deve riconoscere che il virus non si sta muovendo lentamente. Da fine settembre la curva si è impennata. Non si può stare tranquilli. Stiamo anche andando verso un periodo che ci riserverà problematiche dal punto di vista del clima. Sappiamo che con il freddo è più facile che il virus si diffonda, se non altro perché siamo tutti portati a stare più al chiuso. Ma stiamo arrivando prima del previsto ai numeri che ci attendevamo per quel periodo».


Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile – il momento più critico dell’epidemia in Friuli Venezia Giulia – i ricoverati nelle terapie intensive della regione oscillavano tra i 50 e i 60. Oggi sono 14.
«Per ora sia nella nostra regione, sia in Italia non siamo messi troppo male, almeno rispetto al resto d’Europa. Ma tutti i dati stanno aumentando anche da noi» osserva il docente.
«Ad aver provocato questo ritorno del virus dopo che in Fvg si era toccata quota zero contagi è stato sicuramente l’atteggiamento tenuto in estate – sottolinea Della Mea – . In agosto anche da noi tutte le curve hanno registrato un primo incremento ed è facile legare questi risultati al turismo, alle leggerezze commesse in spiaggia o nei luoghi di ritrovo troppo affollati. Da quel momento si è ricreato un substrato di asintomatici su cui poi si è costruita la crescita che ci ha portato ai valori di oggi».



Contro quella che potrebbe sembrare una corsa inarrestabile del virus ci sono le misure che tutti conosciamo. «La più efficace è ovviamente il lockdown – prosegue Della Mea – , ma prima di adottarla bisogna considerare molti fattori, economici e politici. A me piacerebbe che eventuali blocchi riguardassero tutto quello che, dati alla mano, incide sui contagi. Grazie a chi fa tracciamento sappiamo che la maggior parte dei nuovi positivi deriva dai ritrovi troppo affollati nelle abitazioni, come le feste e le cene. Bisogna cercare con i nostri comportamenti di ridurre quel tipo di rischio. Inutile chiudere attività come quelle dei parrucchieri che non sono state segnalate come fonte di contagi. Anche le scuole non producono generalmente nuovi contagi. Alcuni sport sì, come vediamo dai calciatori che nonostante tutto continuano a infettarsi».
Il docente ricorda che le regole base sono quelle che comunque garantiscono i migliori risultati: distanziamento sociale, mascherine, igiene.

Quella andata in archivio è stata per molti versi una settimana record per il Fvg, come si può vedere nel grafico del professor Della Mea che pubblichiamo nella pagina a destra: mai così tanti positivi (902), numero massimo di tamponi (27.462)e cinque decessi (era dalla prima settimana di giugno che non c’erano così tanti, allora furono 6). La settimana “nera” comunque fu quella del 5 aprile quando i decessi furono 56.



 

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