Su e giù per mezzo Friuli da Udine a San Daniele: Fabbro avrà via libera?

Va in scena una delle più belle tappe disegnate in questi anni da Enzo Cainero E in gruppo il corridore friulano scalpita: spera di vivere una giornata da sogno

UDINE. Gira e rigira, Zoncolan a parte perché se è entrato rapidissimamente nella storia del Giro un motivo ci sarà, quella di oggi tra Udine e San Daniele sarà forse la più bella tappa della corsa rosa disegnata dall’instancabile patron Enzo Cainero.

Il dibattito è aperto, ma oggi, anche grazie agli splendidi colori che l’autunno sa regalare specie da queste parti, il su e giù per la pedemontana friulana, i colli orientali fino all’esaltante toboga finale del circuito di San Daniele con il duro monte di Ragogna, affilato come un coltello da caccia, sarà da leccarsi i baffi.


Grazie ai social e alla passione della gente giungono dai paesi friulani oggi attraversati dalla corsa diverse prove di come nemmeno la pandemia abbia fatto venir meno la passione dei friulani per il Giro. Addobbare una vetrina, una casa, la via di un paese, un borgo intero da queste parti è una “missione”.

Ve l’assicuriamo, in giro per l’Italia non è mai così. Specie in questo autunno di paura, non è stato così. Ma il Friuli non si smentisce mai, ecco perché a Ragogna, ad esempio, oggi sarà varata la prima salita al mondo in cui i tifosi entreranno come allo stadio, distanti, in sicurezza. Mancheranno solo i tornelli.

Sarà il futuro del grande ciclismo? «Magari presto ci verranno dietro facendo pagare il biglietto in alcune salite come allo stadio. Visto il difficile periodo economico, sarebbe il modo migliore per finanziare i vivai del ciclismo», ci ha detto il patron delle tappe friulane, Enzo Cainero, che da anni disegna, disegna. Propone, fa, disfa, combatte, cancella (anzi, gli cancellano, il Crostis, una sola volta), lotta. E spera. Che un corridore friulano vinca una tappa in Friuli. Nel 2014 sullo Zoncolan l’impresa la sfiorò Franco Pellizotti, secondo, oggi gambe da dinamite e percorso nel cervello mandato a memoria, li avrebbe il 25enne codroipese della Bora Hangrohe, Matteo Fabbro.

«Sto bene, sono contento del mio Giro. Vorrei tanto attaccare, provare la fuga, giocarmi la vittoria a San Daniele dove vinsi la Coppa nel 2017, ma la “ragion di squadra” probabilmente mi faranno restare al servizio dei compagni». È tosto Fabbro, quasi si scusa con i suoi tifosi che lo aspetteranno sul Muro di Ragogna. Loro capiranno, sperando ovviamente che la corsa proponga al talento tanto osannato dagli addetti ai lavori in questo Giro la tanto agognata libera uscita.

Pensate la magia: i corridori di solito chiedono il via libera per scappare dal gruppo per la proverbiale visita parenti, questo ragazzetto di 52 kg chiede disco verde per “ammazzarsi” di fatica sul Monte Joanaz, a Castelmonte via San Leonardo, dove la carovana rosa transiterà per la prima volta, nella Valle del Cornappo e poi nel circuito finale “del prosciutto” da ripetere tre volte.

Lui ci proverà, un altro a casa, anzi lasciato a casa a Buja dalla sua Ccc, Alessandro De Marchi, mastica amaro. Sui social ha manifestato tutta la sua delusione. Avrebbe voluto esserci anche lui, il cartografo Cainero aveva disegnato questa tappa anche per lui.

Insomma, se l’esito dei tamponi anti-Covid atteso per stamattina non stravolgerà i programma, oggi sulle strade del Friuli il divertimento è assicurato. È capitato spesso in questi anni col Giro, ma stavolta un abbraccio rosa di 229 km e sei gran premi della montagna sarà ancor più carico di significati.

Anche, ovviamente, agonistici. C’è una maglia rosa in ballo, anzi che balla perché la rivelazione di questa corsa tormentata anche da ritiri eccellenti, il giovane portoghese Joao Almeida (Deceuninck), dopo la tappa di Piancavallo di domenica ha soltanto 15” di vantaggio sull’olandese Wilco Kelderman (Sunweb). Potrebbero essere pochi già nel finale incandescente di oggi. Poi giovedì lo Stelvio (si farà, mentre forse salterà sabato l’Agnello) Ah, se non vedrete Fabbro nella fuga di giornata, sarà anche perché, oltre a Rafal Majka e Patrick Konrad in classifica, il friulano dovrà lavorare anche per Peter Sagan. Perché quel finale potrebbe anche fargli gola. —


 

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