Associazioni senza sedi L’Aned: «Inaccettabile»

Il presidente degli ex deportati Moro: «Sopravvissuto a Dachau, vado avanti» L’Asfo ha disertato il vertice, il Comune chiede l’intervento della Regione



«Sono sopravvissuto a Dachau e la forza di continuare a guidare l’associazione non verrà certo meno per questo, anzi». Eliseo Moro è presidente dell’Aned di Pordenone, l’associazione nazionale degli ex deportati nei campi nazisti. È «amareggiato e deluso» per il trattamento ricevuto nella vicenda dello sfratto da Villa Carinzia: «Dopo anni di peregrinazioni nel 2006 finalmente si era inaugurata una sede dignitosa. Possiamo capire le ragioni che portano a un diverso utilizzo degli edifici, ma non possiamo accettare il modo con cui questa vicenda viene condotta».




«Appena abbiamo ricevuto la comunicazione di sfratto da parte dell’Azienda sanitaria abbiamo risposto chiedendo un ripensamento considerato che tutte le associazioni hanno sede nel sottotetto della villa e con la stessa lettera abbiamo chiesto l’intervento del sindaco di Pordenone affinché si adoperasse per trovare una soluzione condivisa ed abbiamo anche informato l’assessore regionale alla sanità Riccardi. Non abbiamo ricevuto nessuna risposta». È stato chiesto un incontro al prefetto. «Anche qui nessuna risposta. Questo silenzio è inaccettabile, ci delude moltissimo perché siamo Ente morale per decreto del presidente della Repubblica: rappresenta le vittime delle persecuzioni fasciste e dello sterminio nazista e tutti i deportati nei campi di concentramento che in città e provincia sono stati moltissimi. Il loro sacrificio ha contribuito alla nascita della nostra democrazia, dove chiunque, anche chi non condivide le nostre idee, è libero di esprimersi». Prosegue Eliseo Moro: «Che siano proprio le istituzioni a non tenerne conto è inaccettabile, a prescindere dall’orientamento politico. Voglio anche ricordare che pur non essendo proprietario di Villa Carinzia, abbiamo ritenuto di investire subito il Comune di Pordenone del problema perché custodisce i simboli della soppressa Provincia di Pordenone, il Gonfalone e la Medaglia d’oro assegnata alle popolazioni del Friuli Occidentale per la Resistenza. Custodire i simboli non vuol dire conservarli in una teca al riparo dalla polvere, ma avere cura di quello che rappresentano, riconoscerne la storia e il valore per la comunità»



I rappresentanti delle associazioni sfrattate (mancava il Centro servizi volontariato che ha trovato casa in parte al Centro sociale di Torre e in parte in quello di via delle Risorgive a Porcia) ieri mattina hanno incontrato l’assessore al patrimonio Walter De Bortoli (assente nonostante l’invito la proprietà dei locali, l’Azienda sanitaria). Anioc, Aned, Maestri del lavoro e Naonis hanno riepilogato la vicenda. «Adesso mettiamo tutto a posto», furono le rassicurazioni durante i lavori di riparazione dell’allagamento. Adesso, però, sono alla porta, entro il 27 devono sgomberare la villa destinata a direzione generale dell’Asfo. «Ma è cantiere e non ci possiamo entrare», è l’ennesima complicazione del caso.



De Bortoli, che informa costantemente il sindaco Alessandro Ciriani della vicenda, chiederà un incontro al dg dell’Azienda sanitaria Joseph Polimeni e all’assessore regionale al patrimonio Sebastiano Callari per sondare eventuali disponibilità di immobili ex Provincia. «Dobbiamo tutelare associazioni di alta caratura morale che rappresentano la storia del nostro Paese». L’amministrazione comunale sta vagliando anche alcune strutture da utilizzare in via provvisoria. —



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