È morto il popolare “Tita” Aita, il barista dalla battuta pronta

Originario di Buja, aveva studiato al Malignani prima di spostarsi a Gorizia, dove ha gestito diversi locali

GORIZIA. «Un portatore sano di convivialità». Così lo definisce, superando il dolore, il figlio Piero. Giobatta Aita, per tutti “Tita”, era proprio questo. Il verbo è declinato, purtroppo, al passato perché il popolare Giobatta non c’è più. Il suo cuore ha cessato di battere ieri mattina. Persona nota a tutti e stimata per la sua generosità e i suoi sorrisi, di lui mancheranno la capacità di coinvolgimento e le risate a tutto tondo in grado di riempire il vuoto di una giornata anonima. «Aveva sempre la battuta pronta», il ricordo di un amico.

Era nato a Buja il 18 agosto 1940. E sbandierava in maniera orgogliosa il legame con la sua terra d’origine. Visse un’infanzia difficile, anche a causa della prematura morte del padre Carlo. Furono anni complicati quelli del secondo dopoguerra passati in larga parte nell’istituto Tomadini di Udine che accoglieva molti orfani del Friuli.


Ottenuto il diploma da perito industriale al prestigioso “Malignani”, ecco la svolta a fine anni Sessanta con l’arrivo a Gorizia al seguito della madre Clorinda nel frattempo assunta dall’industriale e presidente della Pro Gorizia, commendator Tacchini. Fece una breve esperienza da educatore al “Lenassi”, poi gli si aprirono le porte della Brunnschweiler prima nel rione Campagnuzza poi a Savogna d’Isonzo. Un’esperienza ultradecennale non solo lavorativa ma «di vita e di umanità», come ha sempre ricordato. Furono anni particolarmente intensi per lui dato che, galeotto il matrimonio di un suo caro amico, conobbe Tullia con la quale convolò a nozze il 15 agosto 1970 (legame spezzato il 16 luglio 2013 per la scomparsa della consorte).

A metà anni ’90 si materializzò quello che era da tempo un sogno nel cassetto: aprire un locale. L’occasione si concretizzò a Lucinico dove, in via Persoglia, rilevò il famoso “Rosso” che per quasi sei anni diventò “da Tita” trasformandosi in un punto di riferimento per svariate generazioni.

Il 5 marzo 2000 altro cambiamento e “da Tita” si spostò a Sant’Anna dove, nel 1971, lui e Tullia avevano comprato casa. «Grande appassionato di calcio e tifosissimo dell’Udinese, lo saluteremo per l’ultima volta venerdì alle 11 nella chiesa di Sant’Anna», fa sapere il figlio Piero.

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