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Focolaio alla residenza per disabili: contagiati sei ospiti e quattro operatori

RAGOGNA. Sono dieci, quattro operatori e sei ospiti, le persone risultate positive al Covid-19 all’interno della struttura mista residenziale e semi-residenziale per persone con disabilità “Cjase Balet” di Ragogna. Tutte le misure per arginare il focolaio (così identificato dalla Regione nella nota alla stampa di ieri) sono già state attivate.

Il presidente della Onlus “Il Samaritan”, Enzo Casasola, che gestisce la struttura, spiega che giovedì un dipendente è risultato positivo al tampone. «Abbiamo immediatamente informato l’azienda sanitaria. Tra venerdì e sabato abbiamo fatto i tamponi a tutti gli ospiti e anche ovviamente al personale. Sono emersi in tutto dieci casi di positività».

All’interno della residenza Cjase Balet, che ospita 17 persone (13 ospiti stabili e quattro durante il giorno) sono state create tre aree. «Una soltanto per le persone contagiate, quelle che hanno qualche sintomo – spiega il presidente –, una per gli asintomatici e una, invece, per le persone risultate negative al tampone.

In ogni area abbiamo inserito alcune figure professionali e assistenziali appositamente dedicate. Siamo supportati, in questo percorso, dai medici di base e anche dall’azienda sanitaria. I dipendenti sono stati posti tutti in quarantena».

Le visite sono state sospese, così come le attività di volontariato. «Stiamo effettuando un costante monitoraggio delle condizioni di salute degli ospiti e del personale – aggiunge Casasola –. Per il momento tutti stanno abbastanza bene. Abbiamo sempre seguito scrupolosamente, anche durante il lockdown, tutte le procedure per evitare il contagio, eppure è successo adesso.

Sono davvero amareggiato. Attendiamo dall’azienda sanitaria indicazioni su come comportarci. La situazione è complessa ma sotto controllo. Inutile dire che la gestione richiede grande attenzione da parte di tutti. Ci saranno sicuramente altri tamponi da fare», conclude il presidente.

Affranta il sindaco di Ragogna, Alma Concil, che manifesta vicinanza agli ospiti e agli operatori della residenza, alle loro famiglie e alla Onlus. «Mi dispiace tantissimo, soprattutto perché è sempre stato profuso il massimo sforzo per proteggere assistiti e dipendenti.

Durante il lockdown, ad esempio, le visite sono state subito chiuse per evitare contagi e anche il personale spesso, per non correre rischi fuori, si fermava a dormire lì. Sono vicina a tutti loro – conclude Concil – che con grande senso di responsabilità stanno gestendo la situazione avendo a cuore gli ospiti». —


 

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