Mammografo rotto da tredici mesi: parte la petizione

Oggi il comitato No-tagli organizza la raccolta firme: «Le 33 mila donne  del Distretto ovest costrette devono a emigrare per gli esami

sacile

«Una firma per riavere il servizio di mammografia». Parte la petizione del comitato No tagli alla sanità con Ada Uil e McapS: primo appuntamento domani sotto la loggia del municipio.


«Ci sono 33 mila donne nel Distretto ovest costrette da 13 mesi ad andare altrove perché il mammografo si è rotto – ricorda Gianfranco Zuzzi, attivista No tagli –. Ottobre è il mese “rosa” della prevenzione del tumore al seno e Sacile siamo dopo 13 mesi con il macchinario da aggiustare. Tante donne si recano nelle strutture sanitarie private e pubbliche de Veneto: raccogliamo firme per riavere il mammografo nel presidio sanitario in via Ettoreo».

Il comitato No-tagli non ha perso la speranza di riottenere il servizio in via Ettoreo. «Rinviate a data da destinarsi a causa della pandemia le prenotazioni delle mammografie in trasferta a Spilimbergo, Pordenone, San Vito al Tagliamento – sottolinea il comitato –. A dicembre 2019 l’Azienda sanitaria aveva promesso l’acquisto di un nuovo mammografo, ma mai arrivato a Sacile».

La promessa è caduta nel nulla. «Dopo la cancellazione dell’auto medica notturna ci chiediamo se il mammografo tornerà mai in radiologia – si chiede Zuzzi con Luigi Zoccolan e Paolo Riccio –. Si vogliono smantellare uno dopo l’altro, i servizi sanitari a Sacile? La politica locale è complice in questo silenzio rassegnato: noi non saremo complici e attiviamo la petizione rosa».

La diagnosi tecnica sul mammografo rotto in settembre 2019 aveva rilevato i problemi ai rilevatori di immagini, tanto da rendere inaffidabile il sistema per il test senologico. «L’Azienda si era impegnata – ricorda Zuzzi –. Il piano degli investimenti 2020 doveva indicare l’impegno all’acquisto, per la diagnostica senologica-mammografica. Manca anche l’automedica notturna. Il comitato No tagli alla sanità ricorda le parole dell’ex direttore generale dell’Aas5 Giorgio Simon: «La politica non può pensare che le uniche riforme siano ridisegnare confini e numero delle aziende». –



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