Sanità sotto stress, Riccardi: «Possiamo fare più tamponi con l'aiuto dei medici di base»

L'assessore rilancia la necessità di reclutare personale per il tracciamento dei positivi. «Serve responsabilità senza cadere nel panico»

UDINE.  Riccardo Riccardi risponde dalla sede della Protezione civile regionale di Palmanova dove, di fatto, stanzia da mesi e da dove ha appena terminato una nuova, anzi l’ennesima in questa emergenza, videoconferenza con i ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia che hanno assicurato, da una parte, la valutazione della possibilità di effettuare, nell’immediato futuro, i test rapidi per il Covid direttamente in farmacia e, soprattutto, la prossima assunzione di 2 mila operatori per il contact tracing. Sì, perché è questa per il vicepresidente e assessore alla Salute, infatti, la vera sfida da vincere, assieme alla discesa in campo del sistema dei Medici di base.

Assessore come è andato l’ultimo incontro con il Governo?

«Il nucleo della discussione è stato relativo al vero problema del momento e cioè creare le condizioni per consentire che il tracciamento dei positivi possa continuare. Per farlo abbiamo bisogno di personale competente che, oggi, non c’è oppure è scarsamente disponibile. Sia chiaro, non è un vulnus del Friuli Venezia Giulia, ma di tutte le Regioni tanto che a breve verrà predisposto un bando della Protezione civile nazionale che sarà, più o meno, lo stesso utilizzato all’inizio della pandemia per consentire ai professionisti di operare nei luoghi maggiormente complessi».

In Friuli Venezia Giulia riusciamo ancora a realizzare le operazioni di tracciamento oppure siamo in difficoltà?
«Stiamo viaggiando su un numero di tamponi molto elevato, però è evidente che il tracciamento ha a che fare con un altro fenomeno da tenere in considerazione e che porta all’inevitabile stanchezza del sistema dopo tutti questi mesi di sollecitazione. Un sistema che possiede limitate risorse e competenze e che, almeno secondo noi, è costretto a sottostare a una serie di regole, vecchie, non più al passo con i tempi e che andrebbero superate. Penso, ad esempio, al tema del personale sanitario che si muove attorno a una serie di vincoli medievali da abolire il prima possibile: dall’esercizio della specializzazione, all’incompatibilità dopo la stessa, ai limiti degli orari, fino alle retribuzioni e al fatto che i pensionati, una volta usciti dal sistema, vadano poi a lavorare nel privato facendo concorrenza al pubblico che gli sta davanti».

Secondo lei il Governo stringerà le maglie ulteriormente in questo fine settimana?
«Resto convinto del fatto che da una situazione come questa il Paese possa uscirne soltanto con segnali di responsabilità, non con i richiami alla paura della gente. Sono dell’opinione che dobbiamo rispettare le regole che vengono fissate, non inseguire misure che hanno la presunzione di sostituirsi alle regole stesse. In tutto ciò, inoltre, non va sottovalutato un altro aspetto».

Quale?
«I numeri che osserviamo oggi sono quelli del contagio di una settimana, dieci giorni, fa per cui bisogna pensare che il dato attuale è passato e figlio di disposizioni ormai superate. La tendenza esponenziale del contagio, in ogni caso, è chiarissima tanto che cominciamo ad avere una copertura ospedaliera di ricovero non irrilevante».


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In Italia oppure anche in Friuli Venezia Giulia?
«Noi, in questo momento, presentiamo una tendenza coerente con l’andamento nazionale, ma allo stesso tempo anche parallela alle differenze registrate in primavera. Stiamo reggendo bene l’urto per quanto, lo ripeto, è evidente che dobbiamo tenere in considerazione che il dato di oggi deve per forza di cose essere inquadrato in una proiezione futura».

Quindi il sistema sanitario regionale sta continuando a reggere?
«Siamo molto lontani dai numeri massimi di saturazione del sistema, anche, se non soprattutto, a livello di ospedalizzazioni. La mia più grande preoccupazione, oggi, è il personale che non riusciamo a reperire. E questo riflette anche un altro elemento non banale e cioè che in sanità non esiste soltanto il Covid. La convivenza con il virus non può avvenire esclusivamente nella vita quotidiana, ma è necessaria pure in relazione alle altre patologie. Sono due elementi che abbiamo il dovere di mantenere in equilibrio»

Scusi e perché non assumete altro personale?
«Fosse così facile l’avremmo già fatto. Il problema del personale è “il tema” dell’Italia. Volete un esempio? Bene, noi, in Friuli Venezia Giulia abbiamo cercato di reclutare, perché in graduatoria, 80 operatori socio-sanitari, ma hanno dato la loro disponibilità in dieci e alla fine hanno detto sì appena quattro. Ancora: su 75 infermieri, soltanto in sei hanno accettato l’assunzione ed esclusivamente su Udine. La realtà è questa».

Ma qual è il problema? Vogliono un contratto a tempo indeterminato?
«Quello è sicuramente un fattore importante, ma non va dimenticato che il lavoro attorno al Covid è molto impegnativo. Sia come sia è evidente che questo nodo deve essere sciolto oppure non ne verremo mai fuori».

Lei vede all’orizzonte altre misure restrittive per il Friuli Venezia Giulia?
«Come ha già spiegato con efficacia il presidente Massimiliano Fedriga siamo pronti ad applicare ulteriori misure nel caso in cui dovessimo notare una tendenza regionale con un asse diverso. Resta il fatto, tuttavia, che, come giunta, abbiamo l’obiettivo di garantire, quanto più possibile, la regolarità della vita dei cittadini di questa regione».



Siete passati dai 900 tamponi al giorno elaborati in primavera ai quasi 4 mila di media dell’autunno. Siamo arrivati al tetto massimo per i laboratori della regione?
«No, secondo me possiamo aumentare ancora puntando anche a soluzioni alternative come ha fatto, ad esempio, il Lazio lavorando sul sistema privato accreditato che potrebbe aiutarci. Ma un aspetto chiave diventa il coinvolgimento nell’esecuzione dei test della Medicina generale. E non per nulla su questo aspetto è in atto una forte negoziazione tra il Governo e, appunto, il sistema per capire se è disponibile a farsi carico di questo compito fondamentale».

Senta, ma a che punto siamo con i test rapidi? Perché diversi presidi di Udine si lamentano di non averli mai nemmeno visti...
«Non è vero. Come assessorato li abbiamo distribuiti ai Dipartimenti di prevenzione che decidono come muoversi in base alle criticità riscontrare sui territori. Stiamo ancora attendendo, poi, l’arrivo degli approvvigionamenti da parte del commissariamento nazionale guidato da Domenico Arcuri».

Non poteva acquistarli direttamente la Regione?
«Infatti abbiamo pubblicato un bando da 500 mila esami, nei prossimi sei mesi, di cui i primi 40 mila arriveranno entro la prossima settimana».



A oltre un mese dall’avvio dell’anno scolastico qual è la situazione dei contagi negli istituti del Friuli Venezia Giulia?
«In tutta onestà devo dire che, in base ai numeri in nostro possesso, nella fascia scolastica 0-18 abbiamo riscontrato soltanto il l0%, più o meno, dei contagi totali, per la maggior parte dei casi, tra l’altro, legata ai ragazzi più grandi. Penso quindi che le manovre sulla scuola legata ai più piccoli servano a poco. La didattica a distanza alle superiori? Oggettivamente il problema è soprattutto quello che avviene prima e dopo l’orario scolastico, non durante».

Cosa ne pensa dell’iniziativa dell’Emilia-Romagna di fare effettuare i test sierologici per gli studenti e le loro famiglie direttamente in farmacia?
«Mah, in realtà quel tipo di esame certifica soltanto se una persona ha avuto o meno il Covid, mentre il problema delle Aziende è il tracciamento del positivo. Diciamo che rappresenta un aiuto in più, ma non risolve i problemi. In ogni caso, se mi permettete, mi preme sottolineare un concetto...».

Prego...
«Dobbiamo farci dettare l’agenda dalla realtà scientifica che per contrastare questo virus si poggia su tre pilastri fondamentali che tutti devono rispettare: mantenere la distanza di un metro, indossare la mascherina e lavarsi costantemente le mani. Oltre a questa, poi, ci sarebbe una quarta gamba del ragionamento».

Che sarebbe?
«Non farsi gestire dal panico ascoltando tutte le panzane (il vicepresidente usa un termine più colorito ndr) che si sentono in giro. Bisogna essere responsabili: né fare terrorismo, né sostenere che non ci sia alcun pericolo. Anche il dibattito tra i presunti esperti non aiuta, al pari delle discussioni politiche. I ricoveri, non in Intensiva, stanno aumentando e pertanto si rendono necessarie alcune manovre di riconversione delle attuali strutture ospedaliere. E lì assistiamo a una sorta di sindacalismo territoriale devastante per l’intero comparto».



Si riferisce alle lamentele pordenonesi?
«Non soltanto. Vogliamo parlare di Sacile, di San Vito al Tagliamento oppure di quello che sta accadendo a Palmanova? Puro egoismo da consenso elettorale. Le manovre che noi mettiamo in atto hanno come obiettivo la salvezza della vita delle persone, non il ritorno politico. Il Friuli Venezia Giulia, tra l’altro, ha retto, e sta reggendo, meglio di altri in questa emergenza perché si è mosso come un sistema regionale capace di dialogare tra territori. Non c’è stato un posto letto di Pordenone, un’ambulanza di Udine o un’Intensiva di Trieste. Abbiamo ottimizzato le forze e le abbiamo messe a regime».

Il ritorno dei contagi nelle case di riposo e tra gli operatori sanitari la preoccupano?
«Uno che fa il mio mestiere è sempre preoccupato. Come ho detto, però, bisogna analizzare la situazione senza superficialità, ma nemmeno allarmismo. A essere del tutto onesti l’unica, vera, paura del sottoscritto è quella della stanchezza del sistema dopo quasi un anno di sforzi e stress».

Più di qualcuno sostiene che se non miglioriamo la velocità con cui si effettuano i test vivremo in un lockdown di fatto, con migliaia di persone in quarantena, se non di norma...
«Condivido appieno. Il sistema del tracciamento è quello grazie al quale si può affrontare in maniera più efficiente la convivenza con il virus. L’obiettivo, adesso, deve essere quello di modificare alcune regole e ottenere strumenti in grado di fornire risposte nel più breve tempo possibile. Il mio “sogno” è quello di arrivare velocemente al test salivare che, in concreto, potrebbe essere svolto dalle persone direttamente a domicilio. Speriamo che la scienza ci accompagni fino a questo punto».


 

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