Addio a Grillo: quel filo autentico che lega il giornale alla sua comunità

Lui era l’anello di congiunzione perfetto per un giornale e la sua gente, perché dei carnici Gino sintetizzava tutto: tenacia, caparbietà, ingegno, generosità

Il giornale e il territorio, la sua gente. Un legame magico, alimentato ogni giorno da chi sul territorio lavora per quel giornale. Se il Messaggero Veneto è semplicemente il giornale del Friuli, della sua gente, del territorio, lo si deve a persone come Gino Grillo. Lui era l’anello di congiunzione perfetto per un giornale e la sua gente, perché dei carnici Gino sintetizzava tutto: tenacia, caparbietà, ingegno, generosità. Anche la testardaggine, con quel carattere a tratti spigoloso per cui, è vero, in Carnia apparentemente qualcuno anche non amava. Solo apparentemente perché una cosa a Gino tutti riconoscevano: era il Messaggero Veneto in quelle valli.



Grazie alla sua professionalità, generosità, onestà, educazione, aveva una specie di bacchetta magica: annullava le distanze. Con una telefonata, una corsa a perdifiato verso Tolmezzo oppure Rigolato o Paularo su quelle strade che poteva percorrere ad occhi chiusi da quanto la conosceva. Era come un social prima dei social. E superava le emergenze. A tutte le ore, in tutti i giorni, anche dall’Inghilterra, quando ogni tanto se ne andava a trovare l’amato figlio. Questione di contatti, di professionalità, il valore aggiunto del giornalista.
Sempre. Gino Grillo per il Messaggero Veneto era la Carnia. Storie di comunità, tragedie, belle notizie, brutte, posti di lavoro persi o creati. E ancora il turismo. Era fiero di essere di Forni di Sopra, aveva girato il mondo perciò voleva sempre più dal suo paese. Voleva che la sua comunità avesse il giusto riconoscimento in Friuli e non solo. Bastava andare un paio d’ore a sciare con lui sul Varmòst o a camminare sulle sue montagne. Se lo facevi, schiodandoti dalla scrivania di Udine, capivi cosa voleva dire amare il proprio lavoro e il proprio giornale. Chi lo ha fatto, ancora di più, si porta nel cuore il ricordo di una persona magica e un pieno di ottimismo per il futuro.

Sì, perché Gino un’eredità la lascia eccome. Amore per il territorio, capacità di sapere raccontare la propria gente e le vicende di una comunità sono una lezione da mandare a memoria.
Se il nostro giornale è legato ancora magicamente alla sua gente, al suo territorio, insomma al Friuli, lo deve a giornalisti come Grillo. Ci mancherai Gino, mancherai alla tua Carnia che hai saputo raccontare. Fino all’ultimo.
 

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