Quando la Campionaria si trasformava in un centro di aggregazione sociale

Per due fine settimana torna la “classica”. L’ex presidente Alvaro Cardin ripercorre gli anni d’oro della fiera 

L’EVENTO



Mandata in soffitta nel 2016, torna in auge la Campionaria, la fiera che per Pordenone rappresentava, in tempi non troppo lontani, la principale vetrina economico-sociale. E nel 2020 si riguadagna questa mission, col nome “LAfiera!”. Apre i battenti oggi alle 18, con la presentazione del Report di sostenibilità 2019 di Pordenone Fiere. Sarà «una nuova vetrina per il territorio, un grande evento per tutta la famiglia», come dice lo slogan. Questo e il prossimo fine settimana, «ricominciando da noi», dal Friuli occidentale.

«La fiera nacque principalmente per mettere in mostra le attività industriali, commerciali e soprattutto artigianali della città», va indietro nel tempo Alvaro Cardin, che ha guidato la spa per dodici anni, dal 2003 al 2015, la presidenza più lunga durante la quale il quartiere è stato rimesso a nuovo e ampliato.

La prima alle Gabelli, «in stile molto umile: non solo vetrina economica, ma momento di ritrovo, soprattutto alla sera, con manifestazioni musicali e di intrattenimento. In prima linea c’erano personaggi come Aldo Casotto. E non mancavano le scolaresche, tanto che alcune volte la manifestazione venne inaugurata dal ministro dell’istruzione. Molti dei promotori erano tornati dai campi di concentramento».

Dopo alcuni anni il riconoscimento di fiera regionale: «La fiera si spostò in via Molinari ed ebbe un ulteriore impulso con le esposizioni nel padiglione che oggi è palasport: si trovavano perlopiù prodotti made in Friuli Venezia Giulia».

Arrivarono poi gli anni del trasloco in viale Treviso, laddove sarebbe dovuta sorgere una casa di riposo. Un comitato si oppose, tra i contrari don Giuseppe Lozer: «Girava una barzelletta sui vecchietti in umido, vista la vicinanza del Noncello». La campionaria si espanse accogliendo proposte locali regionali, nazionali e internazionali.

Da Campionaria a Multifiera e ancora, dal 2010, Campionaria sino al 2016 quando fu proprio Alvaro Cardin a mettere la parola fine al grande evento. «Nel tempo erano nate le grandi manifestazioni specializzate – penso a Ortogiardino, l’elettronica, la componentistica, la meccanica - e quindi la Campionaria gradualmente si spogliò di contenuti e perse di significato».

Fiera significava anche 8 settembre, festa della co-patrona, la Madonna delle Grazie. «Sì, in effetti per molti era quasi una continuità: dal santuario ai padiglioni. In realtà la fiera si è sempre tenuta tra fine estate e inizio settembre perché coincideva con la ripresa delle attività lavorative dopo la pausa d’agosto. Si caratterizzava anche con un convegno sul ruolo e sulle opportunità di rilancio di Pordenone».

Campionaria con una cornice di colore: «Iniziative enogastronomiche, concerti. C’era molto impegno sul fronte “sagresco” nel senso nobile della parola». La Propordenone vi affiancò la festa del Noncello. Nel 1965 venne lanciato il concorso Mestolo d’oro come elemento di aggregazione del territorio provinciale, un unicum: «Vennero selezionati dodici tra i più rinomati ristoranti di allora. Vinse Angelina, di San Vito al Tagliamento».

Da oggi la fiera prova a rivivere il passato proiettata al futuro. —



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