Il sistema “casa per casa” scova gli evasori: in 300 non pagavano la Tari, una quarantina sono locali del centro

Il 15% di quelli mai iscritti nei registri della tassa sui rifiuti sono attività del centro a Udine. Il consigliere Govetto: «La città sta cambiando e il merito è del porta a porta»

UDINE. Al di là delle polemiche sulle modalità di raccolta, sui bidoncini sparsi per la città e sulle percentuali di differenziata, il “casa per casa” ha un grande merito che pure i detrattori dovranno riconoscere. Ha consentito di “smascherare” chi la tassa sui rifiuti, meglio conosciuta come Tari, non l’ha mai pagata. Fino a oggi, da quando il nuovo sistema è stato introdotto in città (a dicembre 2019), di evasori (tali o presunti) ne sono spuntati 300. Di queste persone mai iscritte ai registri Tari, una quarantina, ossia il 15%, sono locali (bar, ristoranti, negozi) del centro storico.

«Ora che non ci sono più i cassonetti sulle strade - afferma il presidente della commissione Territorio e Ambiente Giovanni Govetto – quegli operatori che prima erano abituati a gettare le immondizie anche fuori dal centro si sono dovuti adeguare, aprendo una posizione regolare con la Net». Govetto approfitta di questo passaggio per aprire un fronte di polemica con il capogruppo del Pd Alessandro Venanzi, che nei giorni scorsi ha criticato aspramente il “casa per casa” e l’aumento dei costi per le attività del centro. «Venanzi può dire quello che vuole, la verità è che per quei locali non è cambiato nulla. Sta avvenendo una rivoluzione in città, e visto che i primi risultati cominciano ad arrivare, le minoranze si appigliano a ogni cosa pur di non ammettere che il sistema non solo è valido, ma sta dando i suoi frutti».

Al di là delle utenze non domestiche mai iscritte ai registri Tari, il numero di coloro che non hanno pagato la tassa sui rifiuti negli ultimi anni è piuttosto elevato. Come comunicato da palazzo D’Aronco, sono più di 4 mila i contribuenti che non hanno pagato dal 2014 al 2019 dopo aver ricevuto uno o più solleciti. Nelle casse del Comune mancano quindi all’appello diversi milioni di euro (solo nel 2018 sono stati spediti quasi 6 mila avvisi finalizzati a recuperare più di 2,4 milioni di Tari) e l’andamento per quest’anno rischia di essere ancora peggiore a causa del coronavirus. Per quanto riguarda la tariffa della Tari, con il nuovo metodo di calcolo introdotto dall’Ausir, l’Autorità unica per i servizi idrici e i rifiuti, il costo complessivo sostenuto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è di 12 milioni e 186 mila euro con un incremento del 2,2% dovuto anche al fatto che le tonnellate di rifiuti prodotte sono aumentate del 4%. «Va ricordato – evidenzia Govetto – che le attività produttive godranno di uno sconto consistente della tariffa per il periodo forzato di lockdown grazie ai 700 mila euro concessi dalla Regione a cui il Comune ha aggiunto ulteriori 700 mila euro di fondi propri».

Il presidente della commissione Territorio e Ambiente torna è poi sulla polemica con Venanzi: «Girando per la città si nota subito il miglioramento della situazione e la gente ne è consapevole. Le esternazioni di Venanzi sul tema, ormai, sono solo chiacchiere». Per quanto riguarda il caso specifico segnalato dal locale “La Ghiacciaia”, Govetto aggiunge: «Se chiederanno un bidone dell’umido più grande saranno accontentati, e la situazione sarà la medesima del periodo pre “casa per casa”. Non cambierà nulla nemmeno dal punto di vista dei costi».

Govetto lancia un’ultima stoccata a Venanzi richiamando le difficoltà riscontrate in due città prese a modello dal Partito Democratico udinese per la raccolta dei rifiuti: Ferrara e Torino. Nel primo caso a finire sotto accusa è la scelta di aver installato calotte a conferimento contingentato e numerato (i cosiddetti cassonetti intelligenti) che hanno finito per incentivare l’abbandono di rifiuti per le strade. Problema simile nel torinese, dove i cassonetti con la tessera non vengono utilizzati in modo corretto, con le persone che preferiscono abbandonare l’immondizia all’esterno, a bordo strada o sui marciapiedi. «Per fortuna governiamo noi la città e non loro, altrimenti la situazione sarebbe davvero di degrado», chiosa polemico Govetto. —
 

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