Si sono inventati la Pec ma vogliono i documenti di carta. E nemmeno l'Agenzia per l’Italia digitale risponde alla mail

Invio alcuni documenti tramite posta elettronica. Niente da fare, chiedono i certificati via raccomandata. Mi rassegno e vado allo sportello. Il tutto in barba alle raccomandazioni Covid espresse dallo stesso governo, volte a favorire il più possibile l’informatizzazione delle attività connesse con le istituzioni pubbliche

UDINE. Il 4 agosto mi dimettono dopo una degenza di un giorno per un intervento alla spalla. Dovendo inoltrare i documenti all’Inps per la copertura della malattia, mando subito una Pec – il messaggio di posta elettronica certificata che ha lo stesso valore legale di una tradizionale raccomandata con avviso di ricevimento – e mi illudo di essere a posto.

Ma mi sbaglio: dall’Inps di Udine mi rispondono che prendono atto della trasmissione, ma che comunque devo far pervenire i documenti in originale. Chiedo spiegazioni, e mi arrivano i riferimenti normativi, che sono vecchi e risalgono a ben prima l’istituzione del Codice dell’amministrazione digitale (nel 2005 il primo decreto legislativo in materia).

Allorché scrivo fiducioso all’Agenzia per l’Italia Digitale, è l’agenzia che ha il compito di garantire la realizzazione degli obiettivi dell’agenda digitale italiana e contribuire alla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Inutile dire che della Pec ho regolare riscontro, con tanto di numero assegnato alla segnalazione.

Nel frattempo, mi risponde anche l’Inps di Trieste, cui mi ero rivolto sperando, invano, che fossero più informati e che quindi mi accettassero la Pec. Niente da fare.

Rassegnato, invio con raccomandata postale i due certificati. Quindi, accedo fisicamente allo sportello, nelle fasce orarie libere dalla reperibilità per il medico fiscale. Sala d’attesa piuttosto affollata, distanza di sicurezza più presunta che reale, e – tanto per non smentirci – più di 6 euro a mio carico. Il tutto in barba alle raccomandazioni Covid espresse dallo stesso governo, volte a favorire il più possibile l’informatizzazione delle attività connesse con le istituzioni pubbliche.

Da notare peraltro che, mentre con la Pec il contenuto è certo e non modificabile, io nella busta della raccomandata avrei anche potuto metterci la lista della spesa. Dimostrassero loro, poi, che lì i miei certificati non c’erano...

A quasi due mesi di distanza, comunque, sono ancora in attesa che l’Agenzia per l’Italia Digitale mi risponda. Anche l’ultima mail, mandata con Pec il 26 agosto, è rimasta senza riscontro.

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