Sport, si ferma anche il calcio dilettanti (dall'Eccellenza in giù): la notizia arriva un'ora prima di scendere in campo

La finale di Coppa Italia di Eccellenza giocata a gennaio. È l’ultimo trofeo assegnato sul campo nel 2020

Un nuovo blocco totale che mette di fatto i lucchetti a tutti gli impianti sportivi (il Dpcm nasconde un comma che impone lo stop anche agli allenamenti)

UDINE. Quello che sembrava solo un rinvio della sentenza si è rivelato, puntualmente, tale. Il calcio dilettantistico regionale ha appreso sul campo, meno di un’ora prima dell’inizio delle partite (anticipate alle 14.30 con l’arrivo dell’ora solare), che quella di oggi, domenica 25 ottobre, sarebbe stata l’ultima domenica giocata prima della sospensione decisa dal Governo per cercare di frenare l’impennata dei contagi sul territorio nazionale.

Uno stop, per il momento fissato fino al 24 novembre, che riguarderà tutti i campionati di valenza regionale, ovvero dall’Eccellenza in giù, fino alla Seconda categoria, dopo che una settimana fa - quando già aleggiava lo spauracchio di un nuovo lockdown per lo sport dilettantistico -, erano state preventivamente bloccati la Terza categoria (di valenza provinciale) e i tornei giovanili (Qui il documento completo del Dpcm).

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Un nuovo blocco che, questa volta, sarà invece totale, mettendo di fatto i lucchetti a tutti gli impianti sportivi visto che nei meandri del Dpcm si nasconde un comma che impone lo stop anche agli allenamenti. «Ci fermiamo, un’altra volta - le prime, amare considerazioni del presidente della Figc regionale, Ermes Canciani -. Stop a tutti i campionati, coppe comprese, dall’Eccellenza in giù. Allenamenti compresi, certo: in uno dei passaggi dell’ultimo Dpcm è chiaramente previsto lo stop per tutta l’attività degli sport di contatto. E il calcio, ovviamente, lo è»

Sospensione che arriva come una pugnalata al cuore dei dilettanti. Dove erano in tanti i contrari a un blocco di questa tipologia, soprattutto dopo i tanti sforzi fatti per adeguarsi ai vari protocolli susseguitisi da giugno in poi. «Io non sono abituato a giudicare chi fa le regole, a dire se sono giuste o sbagliate: il mio compito, come quello del Comitato regionale Figc, è solo farle rispettare. I dati sulla crescita dei contagi in Italia sono preoccupanti, è innegabile: credo che chi ha deciso ha in mano una serie di riscontri che hanno imposto questa misura, ovvero la chiusura dello sport dilettantistico.

Sicuramente, però, non la vedo di buon occhio. E non posso vederla di buon occhio, perché sospendere tutta l’attività calcistica per un mese e addirittura non far partire i campionati giovanili è un qualcosa che fa male. E che avrà pesanti conseguenze. Lo sport è una delle basi di una società civile, al pari dell’istruzione, ma è anche vero che se pensiamo che la scuola ricorrerà in modo massiccio alla didattica a distanza direi che era inevitabile che anche lo sport dovesse pagare un prezzo. Quello che posso augurarmi è che questo enorme sacrificio possa concretamente essere di beneficio per tutta la società».

Ma è davvero pensabile solo una sospensione fino al 24 novembre? «Io credo che in questo momento sia prematuro fare qualsiasi previsione. Se si resta con queste disposizioni, ovvero con le società che non possono far allenare le loro squadre, non è pensabile riprendere il giorno dopo, ripartire da zero come niente fosse. Servirà più tempo, sono tante le condizioni da valutare su quella che, mi auguro, sarà una ripresa del calcio dilettantistico».

Sull’ipotesi di un annullamento della stagione del calcio dilettantistico in Friuli Venezia Giulia, invece, Canciani è categorico: «Assolutamente non è al vaglio una simile ipotesi. I campionati, come le coppe, sono appena partiti, non voglio assolutamente pensare all’ipotesi che questa stagione sportiva possa finire qui».

Anche perché le conseguenze, per le singole società e per l’intero movimento calcistico regionale, sarebbero pesantissime. «Il contraccolpo ci sarà. E pesante. Prima di tutto sarà di natura psicologica, penso ai tanti giovani che vengono obbligati a non praticare sport. Ma, ovviamente, il colpo sarà anche di natura economica: tutte le società si sono attrezzate, con sacrifici enormi, per adeguarsi ai protocolli anti-Covid, tutti hanno risposto in in maniera splendida, mi preme sottolinearlo, dai dirigenti ai calciatori e ora si dice loro che si richiude. Ci sono interessi che vanno oltre i rimborsi spese degli atleti: ci sono sponsor, convenzioni, assicurazioni, tutta una serie di altre situazioni che vanno a decadere. Posso solo sperare che l’incubo possa davvero sparire il 24 novembre», conclude Canciani, collegato telefonicamente da uno dei campi regionali per assistere a una partita. L’ultima, anche per lui, prima del nuovo stop.

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