Quarantena o tampone negativo, ok alle visite ai parenti: le nuove misure per chi vuole entrare in Slovenia da lunedì

La Slovenia, dopo il picco dei contagi degli ultimi giorni, ha deciso di chiudere le frontiere all'Italia. Anche il Friuli Venezia Giulia considerata "zona rossa"

LUBIANA. Confine con la Slovenia, si ritorna al passato, alla primavera scorsa. Niente più libero transito. Il governo di Lubiana venerdì sera, poco prima della mezzanotte, ha varato un nuovo decreto sulla gestione dei confini di Stato nell’attuale emergenza pandemica.

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Il risultato che più direttamente riguarda il Friuli Venezia Giulia è che la regione, assieme ad altre 13 in Italia, è stata battezzata come “zona rossa” per l’alto numero dei contagi da Covid-19 e per questo motivo i residenti nella nostra regione non potranno, a partire da domani, attraversare il confine se non esibendo l’esito negativo di un tampone effettuato in un Paese Ue o dell’area Schengen entro le 48 ore da quando si effettuata il transito. Oppure, in assenza di tampone negativo, ci si dovrà sottoporre a regime di quarantena per 10 giorni.



Le nuove regole. La regola generale ha però alcune deroghe importanti. Innanzitutto l’attraversamento del confine resterà “libero” per i lavoratori transfrontalieri, per chi possiede un bene in Slovenia (barca, aereo o casa), per chi ha terreni agricoli, per le visite mediche o per urgenti motivi di famiglia. Il tutto dovrà essere confermato da documentazione ufficiale. Libero passaggio anche per chi in Slovenia solamente transita per recarsi in un altro Stato, ad esempio in Croazia o in Ungheria. Il transito dovrà essere effettuato entro 12 ore dall’ingresso nello Stato. Da dimenticare invece il pieno di benzina o il cambio gomme per chi, e sono molti a Trieste e Gorizia, ha gli pneumatici invernali da un gommista oltre confine.

Lubiana potrebbe anche ricostituire le unità sanitarie di controllo sui principali valichi con l’Italia mentre i valichi secondari restano aperti, ma solo per i residenti in Fvg, ovviamente con gli stessi divieti.

I contagi record. La Slovenia, dunque, dove anche ieri i nuovi contagi sono stati da record, 1961 su 7.025 tamponi effettuati e con 19 morti, vive in una fase di nuovo lockdown che il governo Janša ha fatto digerire ai propri concittadini inoculandolo per gradi. L’unica differenza con la primavera scorsa è che, per ora, la gente può liberamente muoversi ma solamente all’interno della propria regione e con il trasporto pubblico ridotto a un terzo della propria capacità, i negozi, i bar, i ristoranti, gli alberghi, le parrucchiere e i barbieri, i casinò e gli autolavaggi chiusi. Senza dimenticare il coprifuoco dalle 21 alle 6 del mattino.

I transiti. Tornando al nuovo regime di transito ai confini deciso dall’esecutivo sloveno da notare che, ad esempio, tutte le regioni austriache meno la Carinzia sono considerate zone rosse. La Serbia da zona verde è stata declassata ad area arancione (ma i suoi cittadini possono entrare liberamente in Slovenia come tutti quanti provengano da Paesi “arancioni” o “verdi”), mentre non tutta l’Italia è diventata da zona arancione a zona rossa. A Friuli Venezia Giulia fanno compagnia Abruzzo, Valle d'Aosta, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto e la provincia autonoma di Bolzano.

Il capo del gruppo consultivo del governo presso il ministero della Salute, Bojana Beović, ha detto a Radio Slovenia che i numeri elevati di nuovi contagi non la sorprendono: «Un simile corso - ha affermato - i numeri cresceranno ancora, la domanda è se non cambieremo il modo di eseguire i test con un numero così elevato di positivi, in quanto tale lavoro è impossibile e si possono ottenere dati sul movimento dell'epidemia da quante persone vengono ricoverate in ospedale».

Il gruppo di esperti non sta prendendo in considerazione misure aggiuntive.

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