Alle 18 bar e ristoranti si fermano, lo sconforto dei gestori: «Temiamo un secondo lockdown»

UDINE. Lo ricordano tutti quel rintocco delle 18 del 10 marzo. Quella prima chiusura che avrebbe anticipato il lockdown. Lo ricordano bene i commercianti. E ora, sette mesi dopo, hanno paura che accada di nuovo. Che tutto, di nuovo, si fermi. «E questo non possiamo permettercelo ancora una volta, sarebbe la fine».

Diana Hua, 35 anni, dal 2011 gestisce il Nuovo Caffè Commercio in via Mercatovecchio. Mancano venti minuti alle 18 e le vie del centro sono già deserte. C’è ancora la musica di sottofondo nel suo bar e gli ultimi spritz sono appena stati portati ai clienti.

Udine, alle 18 chiudono bar e ristoranti: gestori fra rabbia e delusione

«Ragazzi da oggi si chiude alle 18, mi dispiace» li avvisa. «Ho superato la chiusura della via per i lavori – racconta poi dietro al bancone – che è stata davvero un incubo, poi c’è stato il lockdown e finalmente abbiamo riaperto rispettando sempre tutte le regole eppure ci fermano di nuovo e io come mantengo i miei tre dipendenti? Come pago l’affitto e tutte le spese?Questa decisione non servirà a niente».



Il rintocco arriva dalla chiesa di piazza San Giacomo. E lo si sente nitido mentre si sistemano le sedie, si puliscono i tavoli, si abbassano le serrande di bar e ristoranti. Ecco, si chiude. Udine è vuota, Udine è silenziosa.

«Non c’è nessuno ormai, ma tutta la giornata è stata così» dice Riccardo Spolverato che da tre anni gestisce il bar Matteotti assieme alla sua famiglia. Lo avevamo incontrato lo scorso 10 marzo. «E dopo sette mesi c’è ancora più delusione – aggiunge –. Perché noi esercenti in questo periodo abbiamo investito, ci siamo adeguati alle norme.

Pordenone, il centro è deserto: bar e ristoranti chiudono alle 18

Lo Stato, invece, che cosa ha fatto per aiutarci?Niente. Ci sentiamo presi in giro da queste continue promesse perché contributi non ce ne sono e le persone ormai sono demoralizzate. In un mese non si possono sistemare le cose e ho paura che molte attività chiudano definitivamente».

Davanti alla trattoria Antica Maddalena, in via Pelliccerie, incontriamo la titolare Rosanna Clochiatti. Ieri il locale era chiuso per riorganizzare il lavoro. Difficile andarsene a cuor leggero.

«Un locale va sempre presieduto – dichiara –. Seppur con enorme dispiacere, ho messo i miei dieci dipendenti in cassa integrazione con riserva di chiamarli se necessario, come può accadere a pranzo visto che ci sono già numerose prenotazioni. Ho ricevuto tanta solidarietà dai miei clienti e li ringrazio. Per ora, alla sera, non faremo il servizio da asporto a meno che non chiudano tutto».

Ha deciso di non lasciarsi prendere dallo sconforto Rosanna, «ostessa, qui da 11 anni» dice con un sorriso. «Ma affronto giorno per giorno – aggiunge –. Certo, è dura perché non sono sicura che fosse questo il luogo del contagio. Forse è stato facile colpire chi più di tanto non si può difendere ma confido nella Confcommercio che possa difendere le nostre istanze».



Non si aspettava una decisione simile dal Governo Alessandro Cuomo che dal 1981 gestisce il ristorante Al Gelso con la famiglia. «Siamo straniti – dice –, avevamo appena cominciato a tornare a regime e ci arriva un’altra mazzata. Entro il fine settimana ci aspettiamo il peggio. Continueremo con i pranzi e la sera faremo il servizio da asporto ma è solo un palliativo.

Ci sono state date delle indicazioni da rispettare, abbiamo preso le barriere in plexiglas, teniamo le persone distanti, sanifichiamo tutto a ogni servizio. E lo Stato cosa ha fatto da marzo a oggi? Zero, nemmeno dal punto di vista sanitario. E ora a rimetterci siamo noi».

Saranno in molti venerdì 30, alle 19 in piazza Libertà, a partecipare alla manifestazione organizzata da alcuni commercianti. Per far sentire la loro voce. I vigili notturni, intanto, iniziano il loro giro di controlli. Tra chi a passo spedito rientra a casa. E chi si siede ai tavolini dei bar chiusi. Senza bicchieri sul tavolo, senza gente attorno. Cercando, a suo modo, una parvenza di normalità. —


 

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