Coronavirus, cosa dicono i dati sui ricoveri in ospedale: fari puntati sulla terapia intensiva, a marzo meno pazienti

A oggi i numeri sono bassi rispetto al picco di aprile (61 ricoverati). Ma se solo spostassimo lo sguardo alla settimana in cui venne imposto il lockdown (quella del 9-15 marzo), il nostro "ottimismo" comincerebbe a vacillare

UDINE. Ci consoliamo dicendo che oggi il numero dei pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva e negli altri reparti ospedalieri del Friuli Venezia Giulia è ancora abbastanza basso, riferendoci per il paragone ai numeri in effetti molto più alti di fine marzo-inizio aprile, ossia nel momento più critico della pandemia. Ma se solo spostassimo lo sguardo alla settimana in cui venne imposto il lockdown (quella del 9-15 marzo), il nostro "ottimismo" comincerebbe a vacillare (Qui il focus sulla riorganizzazione degli ospedali in Friuli).

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«In quei giorni i malati di Covid negli ospedali della regione erano addirittura meno di quelli che abbiamo adesso» sottolinea il professor Vincenzo Della Mea, docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell'università di Udine.

E in effetti nell'arco di quei sette giorni in Friuli Venezia Giulia si contarono tredici decessi, con dodici persone ricoverate in terapia intensiva e 98 in altri reparti Covid. La settimana che si è conclusa ieri ha un bilancio peggiore: sono morte tredici persone, 23 pazienti sono ricoverati in terapia intensiva e 112 in altri reparti.Il dato emerge nei dati che lo stesso professore sta elaborando dall'inizio dell'epidemia e che il docente e l'università condividono con il Messaggero Veneto.

«Le settimane immediatamente successive al lockdown furono quelle peggiori - sottolinea Della Mea - tanto che tra fine marzo e inizio aprile si toccò il picco della pandemia. Poi, lentamente, le curve cominciarono a scendere».

Cosa dobbiamo quindi aspettarci nei prossimi giorni? Un andamento tragicamente simile a quello di marzo anche in Friuli Venezia Giulia? «A marzo tutti fummo sorpresi dalla pandemia, ora ci sono provvedimenti in atto, conosciamo meglio il virus e lo sappiamo affrontare - prosegue il docente - . Questi sono tutti fattori che stanno condizionando le curve di crescita, piegandole un po' rispetto all'impennata di marzo. Tra due settimane dovremmo vedere i primi effetti positivi dei nuovi provvedimenti del Governo». Si spera quindi che i numeri crescano con minore velocità rispetto a quanto avvenuto in questi ultimi giorni.

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