Dietro ai proiettori non ci sono robot: ecco perchè è sbagliato chiudere cinema e teatri

Pellizzari: così si sferra il colpo di grazia a un settore già massacrato dal primo lockdown. Significa spezzare le gambe a centinaia e centinaia di lavoratori

Chiudere i cinema e i teatri non significa spegnere i proiettori e far scendere i sipari, meccanicamente, schiacciando con soave noncuranza il tasto “off” del telecomando: significa sferrare il colpo di grazia a un settore già massacrato dal primo lockdown. Significa spezzare le gambe a centinaia e centinaia di lavoratori. Sì: lavoratori. Pazzesco, vero?

Come nel mondo della ristorazione, della scuola e del calcio, dell’intoccabile calcio, anche nello stupido, futile, improduttivo mondo degli spettacoli ci sono persone in carne e ossa che si fanno un mazzo così. Persone. Uomini e donne.

Dalle maestranze ai direttori, dai professionisti della comunicazione ai responsabili delle menate amministrative. E non dimentichiamo gli artisti: coloro che, secondo l’eloquente visione di Giuseppe Conte, «ci fanno tanto divertire»!

Il Governo, evidentemente, questo non lo sa: crede che dietro ai proiettori e dietro ai sipari ci siano dei simpatici Umpa Lumpa. O forse, perché no, dei robottini. Millemila piccoli robottini operosi che possono essere attivati e disattivati a piacimento, usando il telecomando immaginario di cui sopra, senza preavviso e senza contraccolpi. Senza conseguenze economiche e senza tragedie umane.

Pochi posti sul pianeta presentavano gli standard di sicurezza dei cinema e dei teatri (termoscanner agli ingressi, divisori tra le poltrone, sanificazione delle sale, razionamento dei biglietti), pochi posti sul pianeta hanno generato un numero tanto basso (per non dire inesistente) di contagi.

E allora? Che diavolo è successo? È successo che i politici, nazionali e locali, hanno dovuto punire l’Italia più ligia non avendo punito in tempo l’Italia più menefreghista. L’Italia spensierata del «Non ce n’è Coviddi» e dello sciaguratissimo libera tutti estivo.   

Si poteva cercare di salvare il salvabile, scrivendo l’ultimo Dpcm, e invece no: preservare la funzione sociale dei cinema dei teatri, a quanto pare, è una cosa inutile ai fini del consenso elettorale. Fortuna che il ministro della Cultura, Franceschini, ha confessato via Twitter di essere “addolorato”. A proposito di cose inutili…

 

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