Locali chiusi, la protesta di una barista di Codroipo: "Bicchieri capovolti, il Friuli non si merita questo"

Elisa Degano, da 18 anni gestisce l'enoteca l’Angolo delle specialità in via Piave, chiama a raccolta anche gli altri colleghi commercianti: facciamo sentire la nostra voce

CODROIPO. Vuole fare sentire la sua voce. Con equilibrio, serietà, rispetto. La voce di chi da 18 anni gestisce una enoteca in centro a Codroipo. Di chi ha superato il lockdown, ha riaperto, ha rispettato tutte le regole e ora si trova a dover chiudere la propria attività “proprio quando noi iniziamo a lavorare, all’ora dell’aperitivo”.

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C’è indignazione nelle parole di Elisa Degano, 43 anni, titolare dell’Angolo delle specialità in via Piave. Che ha deciso di promuovere una manifestazione mercoledì 28 ottobre alle 18 in piazza Garibaldi. Lei, assieme ad alcuni rappresentanti delle palestre, della ristorazione, delle agenzie viaggi, del mondo della cultura, si siederanno per terra. “Io ci sarò – afferma – rispettando con una tovaglietta e i calici rovesciati come simbolo della nostra protesta. Il Friuli non merita questo trattamento, non lo meritiamo noi esercenti che ci siamo impegnati a far rispettare le regole anche se non è stato facile mandare via i clienti, far rispettare le distanze o dire loro di indossare la mascherina. Chiediamo che vengano multati i locali che le norme non le rispettano, di aumentare i controlli, ma di lascarci lavorare”. 

Non si arrende Elisa. Non ha nessuna intenzione di farlo dopo aver creduto nella sua attività, averci investito, aver studiato, aver innovato. “Abbiamo superato il primo lockdown – riferisce poi – ma le difficoltà sono state enormi. Prima dentro il nostro locale si poteva stare in 84, ora in 23. Non solo, con il lavoro in smart working abbiamo perso l’indotto dei dipendenti delle aziende vicine che venivano a pranzo da noi. Abbiamo dovuto buttare via tanta merce che avevamo comprato. Ora terremo aperto con orario continuato, ma non basterà. Non può bastare. Noi vogliamo solo lavorare, vogliamo che lo Stato non ci tolga la nostra dignità”.

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