Sipario su cinema e teatri, il mondo dello spettacolo in rivolta: "Le sale sono sicure, questa è una mazzata"

Il sistema utilizzato al Visionario per le misure anti-Covid

Se è vero che la curva dei contagi è in continua crescita, c’è anche da dire che tra i posti meno a rischio ci sono i cinema e i teatri. Lo ha rivelato, poco tempo fa, un’indagine commissionata dall’Agis, Associazione generale italiana dello spettacolo

UDINE. Una mazzata che, nonostante le avvisaglie, nessuno si aspettava. La decisione del Governo di chiudere fino al 24 novembre cinema e teatri ha spiazzato tutti. Se è vero che la curva dei contagi è in continua crescita, c’è anche da dire che tra i posti meno a rischio ci sono i cinema e i teatri. Lo ha rivelato, poco tempo fa, un’indagine commissionata dall’Agis, Associazione generale italiana dello spettacolo: su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre è stato registrato un solo contagio da Covid sulla base delle segnalazioni pervenute dalle aziende sanitarie territoriali.

Luoghi sicuri, dunque, quelli dello spettacolo. Anche in Friuli Venezia Giulia dove gli esercenti erano corsi subito ai ripari per mettere in sicurezza le sale cinematografiche (allestendo, come al Visionario di Udine, sistemi di distanziamento) o adottando - nel caso dei teatri – tutti gli accorgimenti per mettere in sicurezza spettatori, attori e lavoratori: ingressi e uscite differenziati, gel igienizzanti, distanza tra le poltrone…

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Una brutta notizia anche per una regione dove un’ordinanza del presidente Fedriga ha applicato norme ancora più restrittive sul numero degli spettatori (un terzo) rispetto a quelle del Dpcm del presidente del Consiglio Conte.

I gestori dei cinema friulani sono disperati. Dopo aver messo in sicurezza le sale e convinto gli spettatori che non dovevano avere paura a tornare a vedere i film al chiuso, è arrivato lo stop.

Anche i teatri, che avevano riaperto recuperando spettacoli e reinventando cartelloni adatti alle nuove stringenti normative, si trovano ora in difficoltà. Non solo per la programmazione, ma anche per la produzione.

Domani, martedì 27, al Giovanni da Udine, doveva andare in scena in prima nazionale lo spettacolo Cercivento, del Teatro dell’Elfo, dedicato alla vicenda dei militari fucilati in Carnia, una rappresentazione già rinviata per la pandemia. Ora un nuovo stop. «Dovevamo iniziare a programmare la seconda parte della stagione – racconta Giovanni Nistri, presidente del teatro Giovanni da Udine – chi si occupa di spettacolo è preoccupato perché c’è la consapevolezza che tutto ciò non c’entra niente con la tutela della salute. A un amico che mi chiedesse consiglio su dove stare al sicuro direi: “rifugiati in un teatro”. Un luogo dove abbiamo già poco pubblico e magari a 10 metri di distanza. A giugno con il Dpcm di Conte eravamo scesi a 200 posti, poi il 31 luglio eravamo a 660, infine la settimana scorsa con la nuova ordinanza della Regione siamo scesi a 410. E ora chiudiamo».

E tra chi si trova ora in difficoltà c’è anche il Teatri Stabil Furlan alle prese, proprio in questi giorni, con l’allestimento de La Casa, di Siro Angeli. «Abbiamo convocato per lunedì il cda – racconta il direttore Paolo Patui – credo fin d’ora che sarà difficile mantenere l’agenda. Dovevamo debuttare il 5 dicembre: ma mettere in piedi una macchina, non sapendo come va a finire... È indubbio che c’è una situazione grave e preoccupante, ma la cultura è sempre l’ultimo gradino e bloccare il settore è un vero dramma».

Stop anche ai concerti: alle 21 di oggi Remo Anzovino (protagonista di un doppio spettacolo, sabato a Cordenons) doveva esibirsi in piano solo a Trieste sul palco del Rossetti, ma l’evento è stato cancellato. E le rassegne musicali (lo ha già annunciato il festival di Spilimbergo “Come l’acqua dei fiumi”) si stanno già attrezzando per lavorare in streaming.

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