Test rapidi per il Covid, l'allarme dei medici di base: "Ci mancano kit e protezioni, metteteci nelle condizioni di poterli fare in sicurezza"

Il presidente dell'Ordine Rocco: i cittadini non devono affollare gli ambulatori, prima si definiscano le procedure

UDINE. “Dovremo essere messi nelle condizioni di poter eseguire i tamponi antigenici rapidi”: questa la chiarificazione necessaria da parte dell'Ordine dei medici di Udine che, attraverso il presidente Maurizio Rocco e il vicepresidente Gian Luigi Tiberio, comunicano a tutti i cittadini del Friuli la situazione in corso per scongiurare telefonate da parte degli assistiti per le richieste di tamponi.

È stato sottoscritto mercoledì 28 ottobre a Roma un accordo nazionale fra il ministro alla Salute Roberto Speranza e uno dei maggiori sindacati di categoria (Fimmg) che prevede l'effettuazione dei test antigenici rapidi da parte dei medici di famiglia o negli ambulatori (se ci sono le condizioni di sicurezza) oppure in aree dedicate che verranno individuate dagli enti preposti.

“Questo accordo nazionale – spiegano i vertici dell'Ordine – necessita di un accordo organizzativo a livello locale”. Il messaggio è chiaro: i cittadini non devono affollare gli ambulatori dei medici di famiglia che ancora non sono stati messi nella condizioni di poter eseguire i test per rilevare l'eventuale positività al Covid. Si devono attendere le modalità organizzative e dovranno essere definite le procedure e i protocolli prima di avviare il servizio.

“Siamo come sempre a disposizione del territorio e delle comunità soprattutto in contesti di emergenze e pandemie – specificano – ma è evidente che dovremo essere dotati dei kit per effettuare i test, di tutti i dispositivi di sicurezza individuale (dalle mascherine FFP3 che ancora, fra l'altro, non abbiamo ai camici monouso che non abbiamo), del materiale necessario per lo smaltimento di rifiuti potenzialmente infetti, insomma di tutto il necessario per poter lavorare in sicurezza e garantire la sicurezza non solo dei medici ma degli stessi pazienti, anche dei pazienti che arrivano in ambulatorio non per il test molecolare”.

L'Ordine dei medici, alla luce della grave situazione emergenziale che stiamo affrontando e lo scenario epidemico in peggioramento, caratterizzato da una trasmissibilità sostenuta e diffusa di SARS-CoV-2 (in numerose regioni il tracciamento è saltato), ribadisce l'urgenza di assicurare una risposta strutturata e corale dell’assistenza territoriale con cui contribuire a mantenere il più possibile sotto controllo la trasmissione del virus.

Si punta quindi, con gli accordi territoriali, al potenziamento dei servizi erogati dalla medicina generale con l’ausilio di strumenti di diagnostica di primo livello nel rafforzamento delle attività di prevenzione ed il coinvolgimento dei medici stessi nel rafforzamento dell’attività di indagine epidemiologica attraverso l’accertamento diagnostico al fine di contribuire ad identificare rapidamente i focolai e ad isolare i casi. 

 


 

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