Imprenditore dedica ai santi due inserzioni: «Temevo di fallire per il lockdown, ho pregato ed è andato tutto bene»

 

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UDINE. Alcune settimane fa, per tre giorni consecutivi, sulle pagine del Messaggero Veneto è apparsa un’inserzione per ringraziare San Giuda Taddeo, Santo delle grandi difficoltà, e San Espedito, Santo delle cause urgenti. Dietro quei messaggi c’è la storia di un albergatore. Ce la siamo fatta raccontare.

Cristian Corso ha 52 anni, è originario di Marano Lagunare, e a Lignano è titolare e gestisce, assieme alla madre Giuseppina, il tre stelle “Mimosa” di Pineta e il tre stelle superior “Vina de Mar” di Riviera.

«Tutto, naturalmente, è cominciato con il lockdown di marzo – racconta Corso –. Quando, a pochi giorni dall’inizio della stagione, ci hanno imposto di chiudere. Ho scelto di essere un imprenditore e, in quanto tale, è mio dovere accettare il rischio ed è questo che mi sono detto mentre riflettevo sul da farsi, con la stagione balneare alle porte e la prospettiva di un possibile ammanco di 240 mila euro.

A maggio comincia a muoversi qualcosa e mentre la commercialista mi suggerisce di non aprire («solo costi»), decido di accendere le luci all’hotel di Riviera, che gestisco da una ventina d’anni, tenendo chiuso, per la prima volta dopo oltre cinquant’anni, il “Mimosa”».

Le cose, però, non vanno bene. «Dopo la raffica di disdette raccolte a inizio stagione, decido di assumere quattro dipendenti per arrivare, a fine estate, a dieci a fronte dei soliti quindici – prosegue Corso –. Cercando di contenere le spese mi sono sobbarcato lavoro aggiuntivo, cosa che hanno fatto anche i miei collaboratori comprendendo la necessità del momento.

Ma, dietro la volontà di lavorare di alcuni, si cela una parte d’Italia, più o meno giovane, che preferisce vivere di sostegni economici senza muovere un dito. Mi spiego: cercando dipendenti mi sono rivolto all’ufficio collocamento e a diversi siti contattando decine di persone, ma al telefono mi sono sentito rispondere “preferisco il Reddito di cittadinanza”.

Ogni anno è peggio – chiosa –, è sempre più difficile reperire personale e mi chiedo perché non facciano controlli anche su questa gente, mentre al contrario fanno “pelo e contropelo” solo a noi imprenditori».

Con il pensiero di fallire, qualche problema di salute e la rabbia per un sistema che sembra premiare i “furbetti”, Corso riesce ad arrivare a fine settembre, «riuscendo a non accumulare debiti e pagando tutti i dipendenti, che ringrazio per l’aiuto – afferma con sollievo il 52enne –. In tutti questi mesi mi sono affidato, pregando a San Giuda Taddeo, Santo delle grandi difficoltà, e a San Espedito, Santo delle cause urgenti, ai quali ho chiesto di aiutarmi nel lavoro, nella salute e nella famiglia.

Mi hanno assistito e per questo continuo a ringraziarli facendoli conoscere a più persone possibili, per questo ho comprato quegli spazi sul Messaggero Veneto. Ho chiuso la stagione senza “buchi” finanziari e spero, veramente, non si ripeta più una situazione del genere».—

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