L’appello di 700 genitori: un errore lo stop alle scuole

L’iniziativa di un medico che insieme ad altri genitori ha scritto una lettera aperta 

UDINE. I genitori dei ragazzi delle superiori della città vivono le scuole nuovamente “chiuse” come «un angosciante déjà vu»: i mesi drammatici della serrata hanno lasciato un segno profondo su ragazzi e famiglie.

Cristina Croppo, medico e mamma di due ragazzi che frequentano le scuole di Udine ha scelto di farsi interprete della preoccupazione diffusa. Ha scritto insieme ad altri genitori una lettera aperta indirizzata a tutte le istituzioni competenti a livello nazionale e regionale e ne ha condiviso il testo sulla piattaforma change.org per dare la possibilità a quanti più genitori possibile di firmarne il testo. Allo stato attuale la petizione “Allarme scuola!” ha raccolto già 700 firme.


«Sicuramente la situazione attuale non è rosea, i reparti sono pieni, stiamo lavorando tantissimo, ma non è giusto chiudere la scuola. Il problema è che non tutte le realtà hanno messo lo stesso impegno del mondo della scuola nel creare ambienti sicuri – spiega Croppo -, il contagio non avviene in classe. Abbiamo poi visto che tutti gli altri stati europei hanno chiuso tutto tranne la scuola, in Italia invece la scuola è la prima cosa che viene chiusa, anche questo fa male».

La lettera però non ha la finalità di mettere sotto accusa le mancanze che hanno portato alla situazione attuale: «Non vuole essere un’accusa sterile, vogliamo chiedere alla politica di prendersi questo mese di chiusura per riorganizzarsi e sistemare il problema dei trasporti, far sì che si possa tornare in classe. I ragazzi stanno soffrendo. Sappiamo che la situazione è difficile, ma che si trovino soluzioni creative, che ci chiedano anche di metterci in gioco, saremmo certamente disponibili a dare una mano», afferma.

«“La scelta è grave ma necessaria” è stata la risposta del presidente Conte al Maestro Riccardo Muti - si apre così la lettera -. Noi tutti ci rendiamo conto che in questo momento le misure adottate dal Governo risultano gravose, benché necessarie, per molte categorie. Abbiamo ascoltato, appoggiato e sostenuto tutto ciò che ci è stato chiesto di rispettare per il bene di tutti, e abbiamo non solo sperato, ma creduto che la scuola sarebbe stata tutelata e salvaguardata come entità che non può essere considerata alla stregua di tutto il resto».

E ancora: «Privare la generazione dei nostri figli della scuola non potrà che avere effetti gravissimi sul piano relazionale e psicologico, oltre che su quello culturale - continua -. Il vuoto formativo che si verrà a creare non potrà essere più colmato. I ragazzi più “fragili”, che dovrebbero essere maggiormente tutelati, in questo momento sono ancor più abbandonati e sofferenti. Abbiamo sostenuto i nostri ragazzi durante la fase del lockdown a primavera, già ben consapevoli dei rischi e dei danni che quei mesi di isolamento e di “non scuola” avrebbero potuto arrecare, ma l’abbiamo fatto responsabilmente convinti che tutto ciò fosse inevitabile e necessario. I mesi estivi di “respiro” avrebbero dovuto essere Tempo per programmare, organizzare, pensare e “costruire” e per non farci trovare impreparati alla seconda ondata tanto temuta, prevista e annunciata dagli esperti. Ebbene?».
 

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