Impoverimento didattico e sociale: così i Dpcm decretano la lenta eutanasia della scuola

"Di percentuale in percentuale (50, 75, infine 100 per cento) è stata infatti falcidiata la possibilità dei ragazzi di frequentare le lezioni in classe (tutto questo ha per altro portato a qualche beneficio nel frenare la pandemia?), sacrificando così il diritto costituzionalmente riconosciuto all'istruzione delle giovani generazioni, condannandole all'isolamento sociale e, nella peggiore delle ipotesi, soprattutto laddove la didattica a distanza non riesca a essere efficace per carenze strutturali della rete informatica, a un drammatico impoverimento culturale e formativo"

Osservo con dispiacere che ben poche voci si sono levate per esprimere disappunto e sconcerto di fronte alla decisione radicale dell'ultimo Dpcm di chiudere del tutto la didattica in presenza negli istituti di istruzione secondaria di II grado, mi permetta alcune riflessioni.Alle toccanti parole con le quali la ministra Azzolina si è rivolta agli studenti, affermando di rivolerli in classe ma senza fare "pronostici" circa la data di questo loro agognato ritorno, vorrei per prima cosa rispondere che non vi è bisogno di affidarsi alla sorte e alla benignità della curva epidemica: la scelta di chiudere o riaprire le scuole è una questione meramente politica, nemmeno sanitaria.Stupisce e allarma, pertanto, il fatto che non stia emergendo una benché minima strategia d'uscita.

Di percentuale in percentuale (50, 75, infine 100 per cento) è stata infatti falcidiata la possibilità dei ragazzi di frequentare le lezioni in classe (tutto questo ha per altro portato a qualche beneficio nel frenare la pandemia?), sacrificando così il diritto costituzionalmente riconosciuto all'istruzione delle giovani generazioni, condannandole all'isolamento sociale e, nella peggiore delle ipotesi, soprattutto laddove la didattica a distanza non riesca a essere efficace per carenze strutturali della rete informatica, a un drammatico impoverimento culturale e formativo.


Ciò che ancora più intristisce è il fatto che tale eutanasia della scuola sia stata collegata soprattutto ai problemi organizzativi della rete di trasporto pubblico, lasciando sottintendere che non è il sistema dei trasporti a servizio del mondo scolastico (come accadrebbe in un Paese normale), ma il contrario, eppure la soluzione sarebbe a portata di mano: non si racconti che le tante corriere turistiche, ora ferme nei depositi, non possano essere utili per accompagnare gli studenti a scuola, poiché questi stessi mezzi erano spesso usati, sino allo scorso anno, proprio per i viaggi di istruzione scolastici!



Più comodo al contrario scaricare la responsabilità sulle scuole, dopo un'estate dedicata a un complicato adeguamento strutturale e normativo per garantire una ripresa in sicurezza della didattica; più efficace giocare al rimpallo delle colpe tra Stato e Regioni o colpevolizzare i giovani per la loro smania di "movida", quando proprio a questi ultimi viene negato, a ritmo di ordinanze e decreti, il diritto di studiare e di nutrirsi di valori e cultura: vorrei inoltre ricordare che la scuola, in particolare in tale frangente, è una fondamentale agenzia di formazione civica ed educazione alla salute, potendo così svolgere un importante ruolo nella battaglia sanitaria a fianco del personale medico (quello vero, non dedito ai dibattiti televisivi come troppo spesso vediamo).

Questo infatti è il cuore del problema: come intendiamo l'istituzione scolastica? Quale missione le affidiamo e quale idea di educazione abbiamo per il futuro, sempre che ve ne sia una? La scuola non è un contenitore sociale che si può svuotare come se niente fosse, subordinandola ad altre esigenze: essa è il luogo più importante di crescita morale, intellettiva e civile, nella speranza che qualcuno ancora creda in tutto ciò.Rivolgo infine un ultimo appello a chi legge e a chi ha responsabilità amministrative e politiche a tutti i livelli: quando, lo scorso agosto, il governo decise la serrata delle discoteche, molti Presidenti di Regioni innalzarono veementi proteste, gli stessi che ora tacciono o avvallano o persino hanno anticipato la scelta di richiudere le scuole superiori. Dimostrino coi fatti se il diritto di ballare sia prioritario rispetto a quello di studiare.

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