Il virus tra i banchi, colpite soprattutto le superiori: dati e numeri delle 109 scuole dove sono stati registrati casi

La fotografia scattata a fine ottobre, prima della didattica a distanza nei licei. La direttrice Beltrame: alcuni genitori si lamentano per l’obbligo della mascherina

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UDINE.  Il virus nelle scuole è entrato con discrezione, spesso portato da professori e studenti dopo averlo incrociato in famiglia. Prima delle misure indicate nell’ultimo Dpcm che ha introdotto la didattica a distanza per tutte le classi delle scuole superiori – il monitoraggio è aggiornato all’1 novembre –, in Friuli Venezia Giulia il coronavirus è stato rilevato in 109 istituti: 34 in provincia di Pordenone, 28 in quella di Udine, 15 nel goriziano e 32 in provincia di Trieste. Tra gli studenti sono emersi 186 casi di positività, 23 tra il personale scolastico.



Le più colpite restano le scuole superiori (34%) e le primarie (33%), seguite dalle medie di primo grado (18%) dove il contagio quasi si dimezza, dalle scuole dell’infanzia (11%) e dagli asili nido (4%). La fotografia è stata scattata dalla task-force regionale coordinata dal professor Fabio Barbone, e illustrata dal vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, ai capigruppo di maggioranza e opposizione.



Il tracciamento dei contatti dai contagiati ha avuto conseguenze numericamente più elevate rispetto ai casi registrati nella settimana tra il 19 e il 24 ottobre, quando in Friuli Venezia Giulia si contavano 252 studenti, 63 docenti positivi e 11 tra il personale Ata. Il monitoraggio settimanale effettuato dal Ministero dell’istruzione evidenzia infatti 1.605 studenti in quarantena con 316 insegnanti e 28 tra collaboratori scolastici e amministrativi. L’Ufficio scolastico regionale confronta costantemente i dati con quelli registrati la settimana prima e, anche in questo caso, emerge la crescita dei contagi. Un dato per tutti: se lo scorso 19 settembre erano stati registrati 288 positività tra gli studenti di ogni ordine e grado, la settimana successiva il numero era già salito a 354.



Dalla famiglia agli autobus. Sono questi i luoghi in cui gli studenti vengono in contatto con maggior facilità con il coronavirus. Il servizio di trasporto pubblico locale resta sul banco degli imputati per quanto riguarda l’inevitabile marcia indietro sulla didattica in presenza nelle scuole superiori. Nelle ore di punta per gli studenti era praticamente impossibile mantenere il distanziamento sociale sui mezzi pubblici. A tutto ciò si aggiunge la dinamica di gruppo che all’uscita della scuola spinge i ragazzi a togliere la mascherina e a camminare uno vicino all’altro.



Va ribadito, comunque, che il contagio non trova terreno fertile nelle aule dove le misure di sicurezza sono sempre state rispettate. Tant’è che ora alcune mamme si stanno lamentando perché i bambini delle elementari e delle medie sono costretti a indossare la mascherina anche in aula, da seduti. «Stiamo registrando – conferma la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale, Daniela Beltrame – una certa resistenza da parte di alcuni genitori sull’uso della mascherina esteso ai bambini dai sei anni in su». La direttrice non ha dubbi: «Le regole vanno rispettate anche perché l’uso della mascherina in classe non comporta alcun effetto collaterale». Segnalazioni da parte di genitori contrari all’uso delle mascherine sono arrivate anche all’assessore regionale, Alessia Rosolen.



L’ultimo decreto firmato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pur fissando i paletti sulla didattica digitale a distanza lascia una certa autonomia ai dirigenti scolastici soprattutto per quanto riguarda il mantenimento della didattica in presenza per gli studenti privi di un collegamento internet adeguato a casa. «Con una circolare inviata a tutte le scuole il 5 novembre, il giorno precedente all’entrata in vigore del nuovo Dpcm – spiega Beltrame – il Ministero ha chiarito tutti i dubbi ai presidi lasciandogli la massima autonomia sulla garanzia del diritto allo studio». Nella circolare viene ribadito che anche agli alunni disabili va garantita la didattica in presenza per consentirgli di apprendere senza andare incontro a possibili difficoltà. Lo stesso vale per gli alunni bisognosi di apprendimenti speciali (Bes), che necessitano di un piano didattico personalizzato.




 

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