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Una società senza scuola è come un corpo senz’anima

Ora, senza gli studenti nelle classi, nei corridoi, nei cortili, ma con il personale ata al completo e diversi professori anch’essi fisicamente presenti, si potrà a bell’agio ridefinire la gestione degli spazi, dei luoghi comuni, delle mense, ci si potrà dedicare seriamente al tema del trasporto scolastico

UDINE. Ora che le scuole, tante ma fortunatamente non tutte, hanno richiuso, dopo poco più di un mese dall’inizio dell’anno scolastico, c’è tutto il tempo per collocare nelle aule i famosi banchi a rotelle che dovrebbero essere arrivati, dopo tanta attesa, per quel che possono servire. Ora c’è tutto l’agio per disporre i plexiglas dove dovuto, prendere meglio le misure sullo stanziamento, in genere tra banco e banco ma non solo, risolvere il fatidico nodo del gessetto e della lavagna, per cui tanto si è letto qualche mese fa sulla possibilità di trasmissione del virus anche attraverso questi mezzi.

Ora, senza gli studenti nelle classi, nei corridoi, nei cortili, ma con il personale ata al completo e diversi professori anch’essi fisicamente presenti, si potrà a bell’agio ridefinire la gestione degli spazi, dei luoghi comuni, delle mense, ci si potrà dedicare seriamente al tema del trasporto scolastico. Si riuscirà, ora che c’è tempo a differenza di prima, a coprire, ma forse non serve più, i vuoti che ancora ci sono, le voragini dei mancati organici. Siamo a novembre inoltrato e magari dopo Natale, se ci s’impegna, si riuscirà ad avere tutti i professori di tutte le materie nei diversi piani di studi, un miracolo.

Troppi soldi sono stati spesi, sarà vero, per fare tutto quello che non è stato ancora fatto per la scuola. Il premier in una conferenza stampa a settembre ha parlato di sette miliardi di euro investiti, numeri confermati dalla ministra all’istruzione, per quel che può valere. Spese di cui non si vedono assolutamente gli esiti e sono trascorsi nove mesi da quando a marzo sono stati chiusi gli istituti per la prima ondata di contagi. Un parto che ha generato un altro mostro, una scuola con due teste ma senza anima né cervello. Intanto si cavilla sul nome da dare alle lezioni on-line. Troppo banale chiamarle così, per cui dalla didattica a distanza, la dad, si è passati alla didattica a distanza integrata, la ddi, quando l’integrazione è tra i primi valori che la stessa scuola sta tradendo e ha già tradito.

C’è comunque sempre l’escamotage, la via di fuga, il tutto andrà bene. I concorsi scolastici straordinari, straordinari davvero, sono stati sospesi a data da definirsi, come il resto d’altronde. Agli insegnanti, educatori e personale ancora in presenza, nelle scuole fino alle elementari e per coloro i quali seguono studentesse e studenti con bisogni educativi speciali, non viene mica fatto il tampone per assicurarsi del loro stato di salute a tutela di loro stessi, di studenti e famiglie. Figuriamoci agli studenti stessi. La scuola è sicura. Solo quando qualcuno accusa più di qualche segnale si fa il tampone, così si isolano le classi e si chiudono le scuole. L’esempio di una gestione pubblica impeccabile. Vogliamo parlare dei laboratori didattici, per cui resta salva la possibilità di svolgere in presenza le attività di laboratorio? La scuola intera dovrebbe essere intesa come un laboratorio, un luogo dove si cresce e ci si migliora usando le mani e la mente. E difatti, non sono pochi coloro che intendono discipline come la musica, l’arte, l’educazione fisica, assieme ad altre, delle materie che contemplano attività laboratoriali. Giustamente, per cui si dovrebbe poter suonare, cantare, esprimersi artisticamente con le tecniche dell’arte e del corpo, a scuola. Con una libera variazione da una citazione di Cicerone sulla musica: «Una società senza scuola è come un corpo senz’anima». 


 

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