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Allestiti altri 300 posti letto Covid: ecco la situazione negli ospedali del Friuli

UDINE. Cercare e trovare, con l’obiettivo di fatto praticamente raggiunto stando a quanto comunicato dal vicepresidente Riccardo Riccardi, poco meno di 300 nuovi posti letto da mettere, urgentemente, a disposizione del sistema sanitario per reggere l’urto della seconda ondata di Covid.

Un’operazione, questa, che in diversi step, e non senza alzare un polverone di polemiche locali, ha portato alla riorganizzazione dell’apparato ospedaliero del Friuli Venezia Giulia e, in molti casi, pure del sistema delle Rsa con l’ultimo passaggio, in ordine di tempo, maturato lunedì 9 novembre a Gemona.

«Oggi abbiamo poco meno di 350 pazienti ricoverati in ospedale – ha spiegato Riccardi – con le curve di crescita che disegnano uno scenario da circa 600 persone, Terapie intensive comprese. La riconversione delle strutture è servita proprio a questo scopo, e ormai dovremmo essere arrivati al risultato sperato.

Mi dispiace continuare a leggere polemiche di qualcuno che sostiene come avremmo dovuto dedicare un solo ospedale ai pazienti Covid. Sarei curioso di sapere, infatti, quale nosocomio sarebbe stato in grado di ospitare tra le 600 e le 700 persone affette da coronavirus in Friuli Venezia Giulia. A meno che questo qualcuno non sostenga l’assurda teoria di reindirizzare allo scopo l’ospedale di Udine oppure quelli di Trieste.

Certo, è vero che abbiamo dovuto rallentare, e a volte sospendere, alcune attività programmate, ma, lo ripeto, non c’erano alternative per consentire al sistema di reggere. Anche perché, e qualcuno fa finta di dimenticarlo, il problema attuale non è legato agli spazi, ma al personale che si sta contagiando in quantità non banale se pensiamo che, ad esempio, a Udine registriamo il doppio dei casi, in due mesi, rispetto ai quattro mesi della primavera.

Attenzione, però, perché se è vero che testiamo medici e infermieri molto più di prima, è altrettanto vero che la stragrande maggioranza del personale sanitario non si contagia in ospedale, ma all’esterno, nella vita di tutti i giorni».

Gemona

L’ultima tappa del processo di riorganizzazione del sistema è andata in scena ieri quando, come accennato, Riccardi, il sindaco Roberto Revelant e il direttore generale dell’Azienda sanitaria Friuli Centrale Massimo Braganti hanno “battezzato” la riconversione di un piano del nosocomio locale, all’interno del quale da ieri mattina vengono ricoverati i pazienti che necessitano di cure in quanto affetti da coronavirus.

Il reparto Covid di Gemona è stato allestito al terzo piano del presidio e conta 34 posti letto divisi in 16 stanze di degenza. I lavori sono stati avviati il 30 ottobre e si sono conclusi sabato per consentire l’apertura di ieri. La riconversione ha visto la messa in atto di una serie di interventi necessari ad adeguare il reparto con le necessarie dotazioni impiantistiche (elettriche, idrauliche, gas-medicali...), nonché con la suddivisione dei percorsi in tutto il presidio, compresa la realizzazione di un nuovo punto di accesso per le ambulanze.

«Con la disponibilità garantita dal sindaco e dal Comune – ha commentato Riccardi – ad ospitare in questa struttura un reparto dedicato ai pazienti Covid positivi, la città di Gemona e la sua comunità ancora una volta hanno dimostrato di non dimenticare la solidarietà e l’aiuto ottenuto in passato nei momenti di grande difficoltà».

Cividale e Udine

Il presidio ospedaliero di Cividale ha visto nei giorni scorsi la chiusura del punto di Primo intervento – come avvenuto anche a Gemona – e del reparto di Medicina con il trasferimento dei pazienti ospitati al suo interno negli altri nosocomi dell’ex provincia di Udine.

Una decisione questa, che ha scatenato i mal di pancia dell’opposizione locale e anche le lamentele da parte dei sindaci delle Valli del Natisone, ma necessaria, è stato spiegato da piazza Unità, per consentire a medici e infermieri di poter operare negli ospedali di Palmanova e Udine dove si concentra il grosso della gestione dei casi provinciali di coronavirus.

Per quanto riguarda, inoltre, il capoluogo vanno segnalati gli accordi stretti dalla Regione con il Policlinico “Città di Udine” che ospiterà fino a 48 pazienti – con 20 posti letto già attivati – non affetti da Covid e quello con la Zaffiro che metterà a disposizione la sua nuova casa di riposo realizzata nell’ex sede di Insiel in via Umago e che consentirà di ricoverare fino a 58 persone, con 28 posti già attivati. Un modo, anche questo, per alleggerire la pressione sulle altre strutture e pure sul Santa Maria della Misericordia.

Palmanova, il Pordenonese e Cormons

Il vero centro nevralgico della strategia della Regione, in ogni caso, è Palmanova dove gran parte dell’ospedale verrà trasformato in nosocomio Covid per riuscire a garantire, stando alle previsioni della giunta, più di cento nuovi posti letto dedicati a pazienti Covid.

E se a San Daniele sono state sospese temporaneamente le attività dei reparti di Medicina, Chirurgia e Ortopedia, causa contagi interni all’ospedale, a Cormons la Rsa è diventata una struttura da 30 posti interamente dedicata a pazienti contagiati dal virus.

Attenzione, quindi, al Pordenonese dove Sacile è stata la prima Rsa a essere destinata esclusivamente al Covid – ma nella Destra Tagliamento c’è bisogno di almeno un’altra struttura simile – e a Maniago si sta valutando la possibilità di chiudere il punto di Primo intervento, per trasferire medici e infermieri in altri ospedali, e trasformare l’Rsa in una struttura dedicata ai contagiati. —


 

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