Nuova ordinanza della Regione, i sindacati: "Era meglio chiudere tutti i negozi nei weekend"

Cgil, Cisl e Uil parzialmente soddisfatti dell’ordinanza. E intanto attaccano Da Pozzo: inopportuno diffondere dati allarmanti

UDINE. Avrebbero voluto una stretta in più sulla chiusura degli esercizi commerciali nel fine settimana. Una chiusura totale, invocata dalle segreterie regionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil non più tardi di ieri mattina in una missiva indirizzata al governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, in tempo perché il presidente potesse tenerne conto nell’ordinanza firmata nel pomeriggio. Il pressing è andato a segno in buona parte non del tutto. «Le nostre richieste sono state accolte in larga parte, salvo per gli alimentari, che avremmo voluto chiusi la domenica come durante il lockdown» ha commentato nel pomeriggio il segretario di Filcams Cgil Fvg, Francesco Buonopane che tuttavia ha salutato con favore il giro di vite imposto al commercio dalla nuova ordinanza regionale.



Il documento dispone infatti la chiusura di tutte le grandi strutture di vendita, leggasi centri commerciali, e di quelle con struttura media, superiore ai 400 metri quadrati, nei giorni prefestivi, estendendo il divieto, nei giorni festivi, anche agli esercizi di vicinato. Insomma, domenica i negozi saranno tutti chiusi. Tutti, salvo farmacie, parafarmacie, tabaccherie, edicole e vendita di generi alimentari. Eccezione, questa, che il sindacato non avrebbe voluto. Ma tant’è. «E’ già qualcosa» ammette Buonopane che insieme ai colleghi Adriano Giacomazzi e Matteo Zorn in mattinata aveva firmato la missiva indirizzata al governatore per chiedere la chiusura di tutti gli esercizi commerciali ritenendo inefficace limitare le chiusure ai soli centri commerciali.

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«Abbiamo inoltre richiesto alla Regione che si faccia promotrice di sollecitare le istituzioni e gli organismi preposti al controllo e alla vigilanza sul rispetto delle misure di prevenzione e contrasto al rischio contagio adottate dalle imprese commerciali, così come è stato fatto a livello nazionale nei confronti delle associazioni datoriali. Se infatti - dichiarano i segretari di categoria -, dopo una prima fase di confusione dovuta alla mancanza di riferimenti normativi, le imprese commerciali si erano adeguate alle misure previste per contrastare il rischio contagio, già da alcuni mesi abbiamo notato un diffuso calo di attenzione oggi non più accettabile».

Stando a Buonopane, Giacomazzi e Zorn «non viene più fatto alcun contingentamento degli ingressi ai negozi, la proporzione tra metri quadri di vendita e clienti che possono accedere non è efficace nel garantire l’adeguato distanziamento e non si vigila per fare in maniera che l’accesso sia consentito a un solo componente per nucleo familiare. Manca inoltre la cartellonistica interna, sia quella informativa che quella che indica i percorsi e le distanze da mantenersi, in maniera particolare nei reparti maggiormente rischiosi quali ortofrutta, self service, barriere casse e banchi serviti».

Misure che il sindacato ritiene indispensabili a garantire la sicurezza di lavoratori e clienti, «nella consapevolezza che solo attraverso l’impegno e il contributo di tutti si può superare quanto prima l’emergenza sanitaria e proiettarsi, finalmente, verso la ripresa sociale ed economica del territorio». Invocando coesione, Buonopane rileva quello che a suo giudizio ieri è stato un intervento intempestivo da parte del presidente regionale di Confcommercio, Giovanni Da Pozzo. «Divulgare dati allarmanti sul futuro del commercio in regione, proprio alla vigilia dell’ordinanza firmata dal presidente Fedriga, era una pressione che francamente Da Pozzo poteva evitare».

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