Cinema chiusi e Natale a rischio ma si lavora sui filmati d’epoca

Lo stop alle sale sposta i film su streaming e cancella gli ultimi premi dell’Amidei Sforzi concentrati sulla mediateca per uno spaccato cittadino degli anni ’60 e ’70



«Non c’è un male che non sia anche un bene. E, in questo periodo, l’attenzione alla salute deve essere la priorità». Lo afferma il direttore dei Kinemax di Gorizia e Monfalcone, Giuseppe Longo, ma, intanto, sono 22 i dipendenti Transmedia (la società che gestisce le sale cinematografiche delle due città) a essere sostenuti dal Fis, il fondo d’integrazione salariale che può essere equiparato alla cassa integrazione. «Ho la sensazione che il primo lockdown sia stato accettato da tutti – continua Longo – mentre ora abbiamo il morale più basso. Tentiamo di lavorare, per quanto possiamo, ma un certo disagio c’è, non posso negarlo. Speriamo quindi di ripartire quanto prima. Anche perché avevamo molti progetti: Francesco Bruni doveva venire a Gorizia per presentare il suo nuovo film e pure Mauro Mancini era atteso per raccontare il suo primo lungometraggio: “Non odiare”, con riprese effettuate a Trieste e con Alessandro Gassman protagonista. Poi, volevamo realizzare una serata dedicata all’ambiente in occasione dell’uscita di “I am Greta”, il documentario su Greta Thunberg. E, naturalmente, tenevamo a completare gli appuntamenti del premio Amidei». Nulla da fare: occorre rivedere i programmi. Per esempio, i fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, che avrebbero dovuto ricevere a Gorizia il premio all’Opera d’autore (uno dei riconoscimenti più ambiti dell’“Amidei”), anziché giungere in città a gennaio, come previsto, saranno a Gorizia per marzo o per aprile, sempre Covid permettendo.


Con la chiusura dei cinema slittano poi le uscite dei film. «Per l’ultimo di Verdone bisogna attendere l’inizio del 2021, quando, se tutto andrà bene, si potrà assistere anche alla proiezione di “Assassinio sul Nilo” – dice Longo –. Al momento non potevamo far altro che allacciarci alla piattaforma #iorestoinsala, che consente di vedere in streaming alcuni lungometraggi. Insomma, in qualche maniera stiamo lavorando: per esempio, puntiamo a mettere in rete le opere restaurate dalla mediateca Casiraghi che daranno vita a uno spaccato della Gorizia degli anni ’60, ’70 e ’80: quelle del fondo Eraldo Sgubin, del fondo Ugg e del fondo Stella Matutina, senza dimenticare i video di Oliva Averso Pellis».

Una data precisa per la riapertura delle sale non c’è. «In un primo tempo si parlava del 24 novembre. L’ultimo Dpcm parla del 3 dicembre. Secondo me il Natale è a rischio: insomma, non sarà possibile, almeno a mio avviso, trascorrere le feste al cinema – prosegue il direttore –. Piuttosto, penso a una ripresa dall’Epifania e, più probabilmente, con la primavera. Dobbiamo soltanto armarci di un’enorme pazienza, per poi ricominciare con grande energia. Per fortuna, avverto una notevole vicinanza da parte del Comune, della Regione, del Mibact (tramite associazioni di categoria come Agis e Anec): tutti attenti a tenerci in piedi, a sostenerci, in attesa che il nostro lavoro riparta».

Il primo lockdown aveva imposto la chiusura dei cinema dal 24 febbraio al primo marzo. Il secondo, il più lungo, dall’8 dello stesso mese. Quindi, a Gorizia l’attività era ripresa dopo circa 160 giorni: il 19 agosto, a Monfalcone poco più tardi. Si è trattata, tuttavia, di una ripresa connotata da mille limitazioni. Basti, a confermare la tesi, un dato: domenica 25 ottobre di quest’anno, ultimo giorno di apertura delle sale, a Gorizia sono stati staccati 112 biglietti, a Monfalcone 280; domenica 24 ottobre 2019, i biglietti staccati a Gorizia ammontavano a 480, 1050 a Monfalcone. Il calo è tragico. «Tenevamo aperti per continuare a offrire un servizio – conclude Longo – e, certamente, eravamo lieti di poterlo fornire. Ma, tra restrizioni e timori, si andava a stento. In ogni caso, la gente stava tornando a venire in sala». Poi, ci ha pensato la pandemia a inasprirsi, a frustrare la ripresa suggerendo un nuovo lockdown, e a rigettare il Paese nella paura, dopo che d’estate le nubi, se non scomparse, sembravano almeno essersi diradate. –

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