Non illudiamoci: i complotti dei negazionisti non raggiungeranno mai il picco

A marzo si urlava "ce la faremo", ora i medici e gli operatori sanitari sono costantemente oggetto di attacchi e insulti dei leoni da tastiera. Ma non diamo la colpa ai social: dietro i profili ci sono persone vere che nella quotidianità non rispettano le regole e insultano chi lo fa

Quando abbiamo scelto di dare vita alla newsletter per fare il punto settimanale sulla situazione Covid (è gratuita, potete iscrivervi qui), avevamo promesso di non scrivere una riga sui negazionisti. Di lasciare al proprio mondo chi non riesce a tenere a bada le dita sulla tastiera. Invece no, è evidente che il picco dell'ignoranza e della stupidità non lo raggiungeremo mai. Un puntino in alto dove si dicono le cose peggiori, ma poi tranquilli, si migliora.

No, non accade. E non pensiamo che sia tutta colpa dei social, di Internet, di Bill Gates o di altri protagonisti dei complotti. Quello che si scrive nei commenti su Facebook arriva dalle teste delle persone. Vere. Corpo, mente, socialità.

In Basilicata dueprofessori di un liceo scientifico hanno prima insultato gli studenti che indossavano le mascherine, poi si sono accaniti su un'allieva risultata positiva al virus. L'hanno chiamata "covidiota", "mezza ritardata", l'hanno definita mediocre. E le hanno augurato il cancro perché il cancro sì, quello esiste. Il virus no. Penserete: vabbè, ma queste cose succedono a chilometri di distanza da qui. Non può interessarci.

A Treviso l'ospedale Ca' Foncello, attraverso le parole del direttore, nato ad Aviano,ha dovuto rispondere alle accuse di un sedicente regista che, armato di cellulare, ha registrato un video dentro la struttura sanitaria. "Vedete? Corridoi vuoti, letti vuoti, il virus non esiste". Qualcuno farà spallucce, dirà "massi, succede al di là del confine". 

E in Friuli? Niente? No, succede anche qui. Ieri ci è capitato di condividere sulle nostre pagine social l'intervista del primario di Terapia intensiva di Pordenone. Solidarietà, per lo più. Ma nelle pieghe dei commenti, celati da nomi tanto reali da passare quasi inosservati, ci sono le parole che nessuno si aspetta. "Fate schifo". "Parlate sempre di Covid". "Ma la gente muore di altro". "Lasciateci vivere in pace". E qualche giorno prima la testimonianza di un barista di Udine. Stessa storia, stessi commenti. Lui però ha risposto senza troppi giri di parole.

Nei giorni scorsi Facebook ha iniziato una poderosa campagna per oscurare le pagine dei negazionisti e segnalare come inopportuni i commenti. Ma tutto questo non basta a chiedere scusa a chi lotta per salvarci, rischia ogni giorno di ammalarsi e deve tornare a casa con la paura di fare del male ai propri cari. Lì fuori, negli ospedali, nelle case di riposo, ci sono i nostri fratelli, i nostri genitori, i nostri nonni. Ci sono persone che muoiono da sole, il cui ultimo ricordo è un cenno della mano prima di essere caricati su una barella. Ecco, per loro, che non chiedevano altro se non di "poter vivere in pace", si dovrebbe avere un po' di rispetto. E soprattutto silenzio, vero e mediatico.

 

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