Siamo ancora nella fascia di rischio arancione: cosa dicono i dati Gimbe e quali sono le previsioni per Natale

Il Friuli Venezia Giulia è in una fase critica, preoccupano soprattutto i dati di Udine. La regione ha il più basso tasso di occupazione dei reparti di Rianimazione a livello nazionale

UDINE. Il Friuli Venezia Giulia resta in una fase di criticità alta nell’esposizione alla diffusione del coronavirus. Lo attesta l’analisi della Fondazione indipendente Gimbe, che ha posizionato la nostra regione, per la seconda settimana di fila, nel novero di quelle con il peggior rapporto tra incidenza delle positività per 100 mila abitanti e incremento percentuale dei casi.

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I dati sono aggiornati a martedì e il lasso temporale preso in considerazione dagli esperti dell’istituto presieduto da Nino Cartabellotta è quello dei sette giorni precedenti. Scendendo nello specifico e analizzando la situazione nelle quattro province, nel grafico con i quadranti colorati che riproponiamo in alto (i colori non rispecchiano quelli delle “zone” in cui il governo ha classificato il nostro Paese), Udine e Gorizia si collocano nell’area rossa, Pordenone in quella arancione e Trieste al limite di quella verde, protesa verso il giallo.




I parametri
Nel grafico proposto da Gimbe, il Friuli Venezia Giulia condivide con Lazio, Abruzzo, Puglia, Sicilia, Molise, Calabria e Basilicata il quadrante arancione. Come si interpreta questa classificazione? L’incrocio dei quadranti indica i valori medi della nostra regione. L’asse orizzontale indica i nuovi casi (incidenza) ogni 100 mila abitanti nelle ultime due settimane. Questo valore permette di stimare quanti casi, in un determinato periodo, sono positivi e potrebbero quindi trasmettere il contagio.



L’asse verticale rappresenta l’incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana: questo valore permette di stimare la velocità di crescita dei nuovi casi. Pensando all’immagine di un lavandino, l’asse orizzontale indica quanto la vasca del lavandino è piena d’acqua (stima di tutti i casi positivi in un determinato momento) mentre l’asse verticale indica quanto velocemente sta uscendo acqua dal rubinetto. Il Fvg dunque ha un incremento dei casi superiore alla media nazionale, mentre è sotto la media per quanto riguarda l’incidenza dei casi.



Nelle quattro province
Lo stesso discorso vale nell’analisi della situazione nelle quattro province. Nel riquadro verde si posiziona Trieste, che registra un numero di nuovi casi per 100 mila abitanti nelle ultime due settimane e un incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana inferiori alla media regionale mentre viceversa, Udine e Gorizia - collocate nel riquadro rosso - vantano un numero di nuovi casi per 100 mila abitanti nelle ultime due settimane e un incremento percentuale dei casi nell’ultima settimana superiori alla media regionale.

Nel riquadro arancione, dove staziona Pordenone, la vasca è meno piena (i casi positivi in quel momento sono meno rispetto alla media regionale) ma il rubinetto pompa più forte e la vasca ha una velocità di riempimento più alta (l’incremento percentuale dei casi è superiore alla media regionale, con il rischio di strabordare nel riquadro rosso).

Terapie intensive e ricoveri
In attesa di comprendere come impatteranno sull’andamento dei contagi le nuove restrizioni imposte dal declassamento a zona arancione stabilito dal governo sulla base dei 21 parametri elaborati dal Cts, c’è un dato che consente di non trattenere il fiato: è quello relativo alla percentuale di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, con il Friuli Venezia Giulia che risulta essere addirittura la regione con il più basso tasso di riempimento dei reparti di rianimazione (25 per cento, al di sotto della soglia del 30 indicata da Gimbe come campanello d’allarme).

PER APPROFONDIRE: Perché siamo zona arancione? Gli indicatori che non hanno convinto Roma

Resta ancora positivo, seppur in crescita, il dato relativo ai ricoveri nei reparti dell’area medica occupati da pazienti affetti da Covid-19: il tasso di occupazione registrato in questo caso nell’ultima settimana è del 36 per cento, sotto di quattro punti percentuali rispetto alla soglia d’attenzione del 40. Situazioni migliori sono riscontrabili al momento solo in Basilicata, Sardegna, Veneto e Molise.

PER APPROFONDIRE

Quali restrizioni per Natale?
«Se da un lato i rallentamenti dell’ultima settimana rappresentano indubbiamente un segnale positivo – evidenzia Cartabellotta, analizzando il trend nazionale – dall’altro è fondamentale rilevare che le curve dei casi attualmente positivi, di ricoveri, terapie intensive e, soprattutto, dei decessi continuano a salire. In questo scenario, tenendo conto dell’attuale livello di sovraccarico di ospedali e terapie intensive e della crescita dei decessi, ipotizzare un allentamento delle misure con l’obiettivo di salvare il Natale, rischia di avere conseguenze molto gravi, sia in termini di salute delle persone che di vite umane».

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