Criteri più semplici per definire le zone? Il Friuli pressa il Governo e punta a ottenerli in dicembre

 

UDINE. Il Governo non molla e non pare avere alcuna intenzione di aprire alle richieste delle Regioni che martedì 17, facendo propria una proposta di Massimiliano Fedriga, hanno predisposto una sorta di documento in cui si chiede a palazzo Chigi una semplificazione, leggasi riduzione, dei criteri utilizzati per definire le fasce di rischio e le relative zone – gialle, arancioni e rosse – in cui vengono classificate le regioni.

PER APPROFONDIRE:


L’ideale, stando ai governatori, dovrebbe essere quello di arrivare a un massimo di cinque indicatori: la percentuale di tamponi positivi escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti, un Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti Covid e quello dei posti letto complessivi per pazienti affetti da coronavirus oltre alla possibilità di garantire adeguate risorse per contact-tracing, isolamento e quarantena e il numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate al contact-tracing.

In questo paniere di criteri, inoltre, anche su indicazione del vicepresidente Riccardo Riccardi, Fedriga ha chiesto che venga posta particolare attenzione a due aspetti e cioè alla percentuale dei ricoveri e alla quantità di tamponi effettuati, non soltanto al tasso di positività.

«Voglio mandare un messaggio al Governo – ha detto il presidente –: la collaborazione è una scelta condivisa, non la comunicazione di una decisione già presa». Da questo punto di vista, però, almeno per il momento, pare difficile che dalle parti di palazzo Chigi guardino con favore alle richieste dei territori.



Dopo le parole di Francesco Boccia, infatti, ci ha pensato il titolare della delega alla Salute Roberto Speranza a “gelare” le ambizioni delle Regioni spiegando come, a suo avviso, i 21 parametri consentano di ottenere un quadro più completo della situazione – come peraltro evidenziato anche dal presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro – e che, dunque, non vadano modificati, almeno al momento.

L’obiettivo realmente raggiungibile, in ogni caso, da parte delle Regioni non è tanto domani, quando verranno presentate le nuove “pagelle” dei territori. No, considerato come il Dpcm che prevede il meccanismo tarato sui 21 parametri sia in vigore fino al prossimo 3 dicembre, e che dunque per modificarlo Giuseppe Conte dovrebbe emanarne un altro, le Regioni puntano ad arrivare ai cinque parametri per il nuovo testo che il presidente del Consiglio dovrà emanare a inizio dicembre. Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, inoltre, concretamente cambia ben poco visto che le due settimane di convivenza minima con la zona arancione – previste dal Dpcm in vigore – scadono il 29 novembre.



Sia come sia, in ogni caso, la discussione sarà al centro della videoconferenza organizzata per questo pomeriggio – alle 16 – da Boccia cui prenderanno parte anche Speranza e Brusaferro. Un appuntamento che anticiperà di più o meno 24 ore il monitoraggio settimanale di Comitato tecnico-scientifico e Istituto superiore di sanità al termine del quale, come detto, si decideranno i nuovi colori delle Regioni.

Il Friuli Venezia Giulia in questo senso pare non rischiare il declassamento in zona rossa considerato come i parametri della settimana che verrà presa a riferimento (9-15 novembre) siano migliori, secondo quanto sostiene la Regione, di quelli che hanno portato all’ingresso nella fascia arancione, ma esattamente come sette giorni or sono, quando Fedriga firmò la sua ordinanza pensare di restare zona gialla, la prudenza e il condizionale restano davvero d’obbligo. —


 

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