Mega consorzio nazionale, Coldiretti: "Avanti tutta, è una opportunità per le imprese friulane"

Vertice dell'associazione a porte chiuse con l’obiettivo di centralizzare. Preoccupazione dei sindacati

UDINE.  Altro che «giù le mani dal Consorzio agrario», come chiede lo striscione affisso da un paio di giorni lungo la Pontebbana, di fronte al quartier generale di Basiliano. A chi dice no al mega-consorzio nazionale i vertici di Coldiretti oppongono un avanti tutta, ribadito in un comunicato diffuso al termine dell’incontro organizzato ieri a Udine, rigorosamente a porte chiuse. Col presidente nazionale Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo a spalleggiare Giovanni Benedetti, facente funzioni alla guida di Coldiretti Fvg dopo le dimissioni di Michele Pavan, il freddo linguaggio della velina non ammette ne repliche né dialogo.



Porte chiuse

«Il nuovo progetto dei Consorzi Agrari – questo l’attacco del comunicato – rappresenta un’opportunità per tutte le imprese agricole friulane, per recitare un ruolo da protagoniste su un mercato globale che oggi è pericolosamente sbilanciato verso realtà sovranazionali che continuano a prosperare sfruttando la frammentazione e i deficit strutturali del nostro sistema produttivo». Una formulazione categorica, che non lascia spazio alla dialettica né a resoconti sull’incontro di ieri. Incontro a porte chiuse, secondo i rumors, anche per Elsa Bigai, direttrice del Consorzio di Basiliano (ed ex direttrice di Coldiretti Fvg), non invitata in sala: decisamente non quello che si dice un’apertura al dialogo, anche se in rappresentanza di Basiliano c’era il presidente del Consorzio Benedetti (Fabio), che peraltro ha preferito non replicare con parole ufficiali alla velina di Coldiretti.



Grande polo

Parla invece l’altro Benedetti (Giovanni), assicurando che «l’obiettivo della Coldiretti è agire in totale trasparenza promuovendo un processo decisionale che offra le più ampie garanzie di condivisione». Quanto al progetto, Coldiretti lo illustra in linee molto generali: «L’idea è quella di creare un grande polo economico e infrastrutturale, capace di rendere più forti e solide le realtà sul territorio facilitando l’accesso ai mezzi tecnici e produttivi, dalle sementi agli agrofarmaci, che sono oggi saldamente nelle mani di un cartello di multinazionali che impongono prezzi in condizioni quasi di monopolio. Un impegno per creare economie di scala e cogliere tutte le opportunità che vengono dall’innovazione con l’agricoltura 4.0 e l’utilizzo dei big data per tagliare i costi di produzione delle imprese e aumentarne la competitività. Perciò è stato scelto un alleato in Bonifiche Ferraresi, la più grande azienda agricola d’Italia, soprattutto un grande hub per l’innovazione».

Piano industriale

L’obiettivo sarebbe anche quello di «mantenere radici solide sul territorio», ma «con la forza e la dimensione necessaria per difendere gli interessi delle imprese agricole sul mercato globale». Un piano accelerato dall’emergenza Covid-19, che secondo il leader nazionale di Coldiretti Ettore Prandini «ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo». E l’Italia, per valorizzare le sue grandi risorse, «deve investire nel futuro per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento». Massimi sistemi che non lasciano spazio a voci fuori dal coro. Con Coldiretti Fvg che, decapitata, tace allineata dietro al diktat nazionale.

I sindacati

L’avanti tutta di Coldiretti rafforza sicuramente le preoccupazioni espresse prima dell’incontro dai sindacati del settore agroalimentare. Fai-Cisl e Flai-Cgil, con i segretari regionali Claudia Sacilotto e Alessandro Zanotto, avevano sollecitato «garanzie occupazionali per i 220 lavoratori» e «la presentazione del piano industriale di cui tanto si parla in queste settimane», oltre a «chiarezza e trasparenza sulle realistiche ricadute del progetto sul territorio». Richieste ancora senza risposte.


 

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