Il virus circola troppo veloce, quali zone rischiano di diventare rosse in Fvg. Fedriga: «Rispettate le regole»

Record di morti, oltre mille nuovi contagi e ospedali in affanno. Il presidente: «Bisogna recuperare lo spirito di primavera»

UDINE. Nel venerdì in cui il Friuli Venezia Giulia raggiunge il record dei decessi quotidiani – 28 in un giorno di cui 15 nell’ex provincia di Udine – e supera nuovamente i mille casi in 24 ore, anche se pure ieri vanno annotati 147 contagi registrati in cliniche private della regione e non contabilizzati in precedenza, Massimiliano Fedriga pensa all’istituzione di una serie di zone rosse nelle aree più colpite dal virus e, per la prima volta, punta il dito contro la popolazione cui chiede più attenzione e maggiore sensibilità.


I dati, d’altronde, sono sotto gli occhi di tutti e spiegano come il Friuli Venezia Giulia, pur affrontando la pandemia in maniera migliore rispetto ad altre zone d’Italia, negli ultimi giorni sia andato incontro a un peggioramento, netto della propria situazione interna. Ieri la regione ha superato la soglia critica del 30% delle Terapie intensive occupate da pazienti Covid e ha, di fatto, raggiunto anche il limite del 40% dei letti nei reparti di non emergenza. Non soltanto, però, perché il Friuli Venezia Giulia – che per il momento resta in zona arancione – ha ricevuto anche un avvertimento da parte del Comitato-tecnico scientifico secondo il quale per la nostra regione, al pari di Veneto e Molise, la classificazione del rischio è «moderata», ma con un’alta probabilità «di progressione a rischio alto». Per questo «raccomanda alle autorità sanitarie delle tre Regioni» di «valutare la possibilità di adozione di ulteriori misure di mitigazione.



L’invito di Fedriga, dunque, è particolarmente chiaro. «La realtà attuale ci mostra una situazione che, rispetto a qualche giorno fa, sta diventando più difficile – ha detto il presidente – e in relazione alla quale serve un impegno da parte di tutti a seguire le regole ed evitare il più possibile i contatti sociali, altrimenti lo sforzo per tenere in equilibrio la parte sanitaria e quella economica rischia di saltare. È responsabilità di ognuno di noi rispettare le norme e il distanziamento sociale. Vedo ancora troppa gente pensare che le regole non esistano.

Nella prima fase c’è stato un impegno molto forte dei cittadini di questa comunità di cui vado molto orgoglioso. Nella seconda, invece, mi pare che sia venuta un po’ meno, ma dobbiamo ripristinare lo spirito di primavera. Il problema non è la multa oppure evitare di essere colpiti dalle restrizioni del Dpcm: l’obiettivo deve essere quello di tutelarci a vicenda. Se la logica, invece, diventa esclusivamente quella di evitare le sanzioni abbiamo già perso la battaglia. Facciamolo per noi stessi, per i medici, per il personale sanitario che sta effettuando uno sforzo immane: evitiamo ogni contatto sociale non necessario. Non è che visto che sono chiusi i bar allora si va a bere il caffè da un amico, oppure poiché non lavorano i ristoranti si organizzano le cene a case. Così non si va da nessuna parte e si permette soltanto al virus di continuare a correre. L’alternativa alla responsabilità sono le chiusure, drastiche, per tutti perché non si può nemmeno aspettare il vaccino visto che, da qui a fine gennaio, di strada da percorrere ce n’è davvero tanta».



Le parole di Fedriga sono chiare, ma mai come questa volta sono, nei confronti dei cittadini della regione, dure e precise. Certo, l’andamento della pandemia non è rassicurante, ma è altrettanto vero che la posizione del presidente rappresenta un deciso cambio di rotta, anche politico, rispetto al recente passato. Sia chiaro, Fedriga ha sempre richiamato alla responsabilità i singoli cittadini, però toni e scelte di questo tipo non si erano mai materializzate.

L’attenzione mediatica, infatti, si era concentrata sulla necessità di garantire adeguati ristori alle attività bloccate oppure rallentate dalla zona gialla prima e arancione poi, sulla volontà, ribadita anche ieri «perché è passato il mito che serva a cancellare le limitazioni, quando è invece utile per inasprire i divieti» di ridurre i parametri utilizzati dal Comitato tecnico-scientifico e da più di qualche polemica nei confronti del Governo. L’atto di accusa – se così possiamo definirlo – nei confronti di parte della popolazione, invece, non diventa soltanto la volontà di premere su un aumento delle singole responsabilità, ma offre pure il fianco agli attacchi delle opposizioni, già avviati, e pure ai mugugni, che in rete ieri si sono cominciati nitidamente a notare, di alleati e sostenitori.

Perché, è il senso del ragionamento strisciante, delle due l’una: o si è sottovalutata la situazione nel recente passato, visto che non può saltare tutto in aria in appena una manciata di giorni, oppure si sta esagerando adesso: tertium non datur, almeno nell’epoca della comunicazione che diventa governo. In realtà la situazione è un po’ diversa, perché nessuno dalle parti di piazza Unità ha mai puntato sul “liberi tutti”, anzi, ma è possibile che la difesa dei numeri del Friuli Venezia Giulia – che restano comunque non fra i peggiori d’Italia pur nella difficoltà complessiva – si sia tradotta, nella mente di tanti, in un allentamento della soglia di attenzione. Non voluta, ma che comunque rischia di lasciare strascichi. Nella lotta alla pandemia, certamente, ma pure a livello politico e di consenso.


 

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi