Terapie intensive e area medica: in Fvg ricoveri oltre i livelli di guardia

Il presidente dell’Iss Brusaferro: probabile progressione del rischio da moderato ad alto. De Monte: per non sovraccaricare la clinica di malattie infettive posticipiamo i trasferimenti

UDINE.  «Siamo tra le regioni che hanno resistito di più, ma oggi l’argine è caduto». Di fronte all’aumento dei ricoveri di pazienti Covid in terapia intensiva e nei reparti di area medica, il governatore Massimiliano Fedriga ha dovuto constatare che da ieri le soglie di occupazione del 30 e del 40 per cento sono state superate. Un parametro che potrebbe portarci verso la zona rossa.



Lo evidenzia anche il monitoraggio regionale della Cabina di regia nazionale, secondo il quale il Friuli Venezia Giulia, il Veneto e il Molise mostrano una probabilità elevata di progressione da rischio moderato ad alto. Nella nostra regione pur registrando una classificazione del rischio moderato e un impatto basso, la probabilità superiore al 50 per cento, che le terapie intensive e i letti di area medica possano essere saturati nei prossimi 30 giorni (la proiezione è stata fatta all’11 dicembre) porta a un rischio moderato con alta possibilità di progressione nel tempo.

«La maggioranza delle regioni è a rischio alto – ha spiegato il presidente dell’Istituto superiore di sanità, il professore udinese Silvio Brusaferro –, ci sono tre regioni a rischio moderato ma con probabilità di rapida progressione e questo ovviamente deve farci tenere con grande attenzione il monitoraggio e con grande forza le misure che sono state adottate». Il Friuli Venezia Giulia è tra le tre regioni che potrebbero veder aggravare il loro rischio. Da qui il richiamo del governatore ai friulani che non rispettano le regole.


Nei reparti ospedalieri, invece, si continua a monitorare la situazione. Superare le soglie del 30 e del 40 per cento significa dilazionare la risposta programmata alle esigenze di salute per fronteggiare la domanda di assistenza Covid. La terapia intensiva di Udine, come nella prima fase della pandemia, si è allargata nelle sale operatorie della neurochirurgia. Qui sono stati attivati 9 posti letto in aggiunta ai 10 in più allestiti nel reparto per riuscire ad accogliere tutti i pazienti.

«Abbiamo pazienti che potrebbero non stare in terapia intensiva – spiega il direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, Amato De Monte –, ma per non sovraccaricare la clinica di malattie infettive teniamo duro». Ieri nel reparto di terapia intensiva Covid del Santa Maria della Misericordia c’era uno o due posti liberi e 21 ricoverati.

«Cerchiamo di gestire al meglio le risorse anche con i colleghi di Pordenone e Trieste» continua il direttore del dipartimento nel ribadire, come ha fatto nei giorni scorsi, che il sistema ospedaliero tiene. A suo avviso è più grave la carenza del personale che, aggiunge, «stiamo rigirando continuamente. Per fronteggiare l’emergenza, siamo costretti a ridurre l’attività operatoria programmata e a garantire solo l’attività oncologica e le urgenze».

Nonostante le inevitabili difficoltà presenti anche nella clinica di malattie infettive, il Santa Maria della Misericordia sta rispondendo anche perché, e questo non va dimenticato, a Udine e a Tolmezzo sono stati dirottati gli interventi programmati a San Daniele trasformato a seguito del focolaio da Sars-Cov2, in un ospedale Covid come quello di Palmanova e le Rsa di Gemona e Sacile.

Significativo il dato sui ricoveri Covid illustrato da Fedriga e dal vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi: mercoledì scorso nei reparti di area medica erano occupati 470 letti, un numero di gran lunga superiore al picco registrato lo scorso 29 marzo. Diversa la situazione in terapia intensiva dove, rispetto alla prima ondata, i numeri sono in calo: il 18 novembre i ricoverati erano 49, il 3 aprile 61.




 

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