Casa per anziani sacerdotale: venti positivi su ventisei ospiti

Potenziato il personale per garantire l’assistenza medica. Don Igino Schiff: impressionante la velocità del contagio

UDINE. Focolaio nella “casa di riposo” dei sacerdoti anziani o ammalati in città. Venti, dei ventisei parroci ospitati nella residenza di accoglienza del clero in via Ellero, sono stati contagiati dal Covid-19. Il virus che in primavera non era riuscito a entrare nella struttura gestita dalla “Fraternità sociale” oggi invece si è diffuso rapidamente. «Nell’arco di pochi giorni, in modo davvero sorprendente».



Non nasconde la preoccupazione il presidente della cooperativa sociale monsignor Igino Schiff. «Nonostante l’esperienza maturata nei mesi scorsi e le misure di sicurezza applicate quotidianamente e che anzi negli ultimi tempi erano state anche potenziate – dichiara – purtroppo durante questa seconda ondata non siamo riusciti a restare “immuni” dal coronavirus. Fortunatamente, per il momento le condizioni dei sacerdoti sono buone, alcuni hanno avuto la febbre ma stanno reagendo bene. Uno solo è ricoverato in ospedale e speriamo che possa rimettersi in fretta».


Ciascuno isolato nella propria stanza «curati da due medici e dagli infermieri con cui abbiamo potenziato il nostro personale» affrontano la malattia. «Sottoponiamo i sacerdoti – prosegue Schiff – regolarmente ai tamponi per verificare che non ci siano casi di positività. Due o tre giorni prima di eseguire il nuovo test, dopo che negli esami precedenti tutti erano risultati negativi, ci sono stati i primi segnali che ci hanno fatto temere che si potesse trattare di coronavirus. E così, purtroppo, è stato».

I tamponi eseguiti confermano la positività di una ventina di sacerdoti. «Il contagio – prosegue don Schiff –, nonostante fin da subito siano stati applicati tutti i protocolli sanitari previsti, è stato rapidissimo, questo è davvero ciò che sconcerta di più».



L’emergenza che ora si deve affrontare nella casa del clero, fondata nel 1984 da un primo gruppo di sacerdoti e in cui poi l’attività vera e propria partì nel 1991, ha imposto dunque una implementazione del personale per garantire l’assistenza medica e le cure dei parroci ospitati sia di giorno che di notte.



«Ringrazio molto l’azienda sanitaria – conclude infine Schiff – per la collaborazione ricevuta e la disponibilità dimostrata. Anche tra i nostri operatori abbiamo registrato dei contagi e le persone ora si trovano in quarantena a casa. Speriamo davvero che ls a situazione possa migliorare in fretta e che le condizioni dei sacerdoti non si aggravino».




 

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