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Il virus si è portato via la scrittrice “Mine” De Michieli che aveva il Friuli nel cuore

Aveva 78 anni ed è deceduta in ospedale a San Daniele. Era molto attiva nel volontariato

FLAIBANO. È mancata all’ospedale di San Daniele – dove era ricoverata per problemi legati ai reni: lì l’avevano trovata positiva al Covid – Giacomina “Mine” De Michieli, 78 anni, scrittrice molto nota nel suo Friuli.

Sposata con Severino – chiamato Orlando – da 56 anni, madre di Germano e Oriana, viveva nella frazione di Sant’Odorico. Molto impegnata nel sociale, premiata donatrice di sangue, volontaria in vari ambiti, Giacomina ha sempre coltivato la passione per la scrittura, per la lingua friulana, per la montagna e per la natura. La scrittura, per lei, è sempre stata una necessità, ascoltata fin da bambina.

Anche di notte, davanti a un’idea, accendeva la luce e si affrettava a metterla su carta. Per diletto dedicava i suoi versi a matrimoni, anniversari, lauree. Al suo attivo, ha la pubblicazione di tre libri di poesie, in Koiné, “Satul” (Scrigno) nel 2001, con Pietro Zuzzi, pittore, “Pieris e pinsirs” con Dorino Pettoello, mosaicista, e tre di racconti: “Amor cence confin, La Contessine, La Liende dal bosc”, con cui ha vinto il primo premio a Buia. Inoltre, “E se fosse vero?” e sette pezzi teatrali, messi in scena dalla compagnia di Lestizza, con cui ha vinto il secondo premio a Cordenons, consegnatole da Iva Zanicchi.

Ha collezionato numerosi primi premi in concorsi letterari nazionali. L’ultimo al quale ha partecipato, nel 2018, risultando prima classificata, è stato a San Giorgio di Nogaro. Si è dilettata anche con racconti gialli, vincendo il premio di Spilimbergo con “Une muart meretade”. Ha tradotto il libro di Padre David Maria Turoldo “Mia terra, addio” in “Tiere me, mandi”. Sulla lapide, per sua volontà, si leggerà una sua poesia sopra la croce di Aquileia.



Partecipava volentieri a eventi letterari e poetici, apportando gioia con la delicatezza dei suoi versi e della sua persona. Appassionata di montagna, assieme al marito ha percorso a piedi tutta la Carnia, la Vallata Cimoliana e il Cividalese, incantandosi davanti ai fiori, ai miracoli della natura e trovandovi ispirazione per i suoi versi. Il marito Severino descrive così la sua Giacomina: «Ha sempre fatto tutto con passione, per se stessa, senza voler apparire. Sono sempre stato orgoglioso di lei e l’ho accompagnata ovunque, anche lontano, per andare a ritirare i premi che meritava. Mi mancherà tutto, ora, perché lei è stata una parte importante della mia vita. L’unica consolazione sta nel fatto che, finchè ho potuto sentirla al telefono, mi diceva che non aveva dolori. Gli ultimi tre giorni il telefono suonava libero e lei non rispondeva. Non poteva. Quando mi hanno telefonato dall’ospedale per dirmi che era mancata nel sonno, il dispiacere più grande è non averla potuta vedere in questo mese, né ora. Non so nemmeno se sarà celebrato il funerale».

Così la ricorda l’ex sindaco Luca Picco: «Mine lascia un vuoto non facilmente colmabile. Da sempre dedita al volontariato, che poneva come valore imprescindibile dopo quello della famiglia, da autodidatta si è dedicata alla cultura friulana, per la quale si è spesa con passione e vero amore. Non va dimenticato anche il suo impegno sociale, su tutti quel profondo legame con il dono del sangue, atto fatto a occhi chiusi, pesando solo l’importanza civile del gesto».
 

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