Regione preoccupata, i sindaci temono le zone rosse: se la situazione non migliora, Roma è pronta a declassare il Fvg

 

UDINE. La firma sull’ordinanza regionale che istituisce una serie di zone rosse all’interno dei confini del Friuli Venezia Giulia è stata rimandata a domenica 22 novembre e dovrebbe avere decorrenza da martedì 24, ma ormai Massimiliano Fedriga ha deciso e difficilmente tornerà indietro.

L’elenco dei municipi interessati dalla stretta, tra l’altro, è ancora da limare, ma potrebbe essere più ampio di quanto preventivato. Il tutto mentre i dati del Friuli Venezia Giulia non lasciano tranquilli con la regione che rischia, nel monitoraggio di venerdì prossimo, di venire inserita in zona rossa nella sua interezza con tutte le conseguenze, in primis economiche, che ne deriverebbero.



Zone rosse in Friuli Venezia Giulia

La decisione da prendere è complicata, sia da un punto di vista tecnico che politico – con molti sindaci impauriti e alcuni già sul piede di guerra – ed è per questo che la Regione si è presa ancora un po’ di tempo. Il problema, infatti, non è soltanto quello di verificare i dati – presentati nel dettaglio dal professor Fabio Barbone a Fedriga e Riccardo Riccardi –, ma anche di valutare la situazione oggettiva dei singoli casi e di capire quali parametri utilizzare.

Esistono realtà come Tolmezzo, ad esempio, che numericamente parlando sarebbero da bollino rosso, ma che pagano anche l’esplosione di cluster ben definiti come quelli del carcere e della casa di riposo. Tolmezzo, in ogni caso, è nell’elenco di località che rischiano di diventare zona rossa, come ampie fette della Carnia tra cui, pare, i Comuni di Paluzza, Paularo, Sutrio, Forni Avoltri, Forni di Sopra e Forni di Sotto.

Detto delle Valli del Natisone e Nimis, quindi, nella Bassa friulana l’attenzione principale è centrata su Carlino e pure su San Giorgio di Nogaro, mentre nel Pordenonese oltre a Cavasso Nuovo, Castelnovo del Friuli, paiono essere a rischio anche Maniago e Claut.



Il possibile screening

L’eventuale applicazione dello schema di zona rossa nazionale si tradurrebbe, in sintesi, nella chiusura dei negozi non essenziali e nel divieto di uscire di casa anche nel Comune di residenza se non per reali motivazioni di necessità – come fare la spesa, andare in farmacia oppure al lavoro – e non soltanto nei confini regionali.

Un modo, questo, per limitare fortemente la socialità in quei municipi dove è più diffusa a livello intra-familiare. La giunta, però, sta anche pensando a un’altra mossa che tuttavia per il momento – è bene evidenziarlo – è ancora puramente teorica.

L’idea è quella di provare ad applicare nelle zone sottoposte alle nuove limitazioni il modello altoatesino dello screening di massa in atto in questi giorni. Un’iniziativa di questo genere è stata già messa in campo nel recente passato a Sappada, ma è chiaro che in questo caso, se dovessero entrare in zona rossa diversi comuni e qualcuno anche di discrete dimensioni, il lavoro diverrebbe molto più impegnativo e non per niente venerdì 20, nel corso del briefing serale, Fedriga e Riccardi – che attualmente dispongono di più o meno 150 mila test rapidi al netto delle prossime forniture nazionali – hanno contattato il presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher per approfondire il sistema messo in atto in Alto Adige e capire se il modello, pur in piccolo, sia in grado di essere replicato anche in Friuli Venezia Giulia.



Il rischio declassamento

Al di là delle possibili nuove decisioni interne, al momento dalle parti di piazza Unità sono anche occupati a fare i conti con l’andamento della pandemia. Venerdì 20 il Comitato tecnico-scientifico e l’Istituto superiore di sanità hanno “salvato” il Friuli Venezia Giulia dall’ingresso in zona rossa in virtù dei parametri della settimana dal 9 al 15 novembre – migliori di quelli che hanno portato la regione a dire addio alla zona gialla –, ma hanno pure lanciato una sorta di avviso ai naviganti.

Da Roma, infatti, è arrivato un monito secondo il quale per la nostra regione, al pari di Veneto e Molise, la classificazione del rischio è «moderata», ma con un’alta probabilità «di progressione a rischio alto» raccomandando «alle autorità sanitarie» di «valutare la possibilità di adozione di ulteriori misure di mitigazione».

I dati dei contagi di questa settimana – ma anche lo sforamento del 30% di occupazione dei posti letto in Intensiva e del 40% in altri reparti – non sono inoltre confortanti e il rischio zona rossa è concreto. Attenzione, tra l’altro, perché se davvero per inizio dicembre il Governo dovesse allentare i divieti con l’obiettivo di salvare il Natale (inteso in senso economico), le nuove libertà non si applicherebbero alle zone rosse.

Con la conseguenza che il Friuli Venezia Giulia non soltanto non vedrebbe tornare a operare (quasi) pienamente bar, pub e ristoranti, ma dovrebbe anche chiudere i negozi di vendita al dettaglio e i cittadini potrebbero uscire di casa soltanto per urgenze e necessità impellenti. —


 

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