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Muratore con la passione per le foto sconfitto dal virus a 65 anni

Si tratta di Domenico Craighero: è la quinta vittima del virus nel paese carnico in 12 giorni

PAULARO. Il Covid si è portato via Domenico Craighero: a soli 65 anni, la sua vita si è fermata all’ospedale Cattinara di Trieste reparto Covid. È la quinta vittima del virus per Paularo in 12 giorni. Domenico faceva il muratore ed era prossimo alla pensione. Non aveva altri problemi di salute.

Era originario di Ligosullo, era nato in una famiglia numerosa, dove lascia la madre Romilda, i fratelli Antonino, Battistino, Dina, Caterina e Renza. Lia aveva appena 16 anni quando Domenico aveva conquistato il suo cuore. Si erano in seguito sposati e vivevano Villafuori di Paularo. Domenico era muratore e, a parte qualche breve periodo in Svizzera e a Belluno, aveva sempre svolto questo lavoro in Carnia.

Aveva da sempre la passione per il motociclismo, gli era nata già coi suoi fratelli e da anni seguiva con dedizione nel Trial sia suo figlio Terry (che è stato vicecampione italiano junior e sul podio nei campionati in Triveneto) e i nipoti Adam (che in Triveneto sta conseguendo buoni risultati) e Luca (quest’anno a livello nazione 2° posto nella categoria 125).

Domenico lo ricordano anche al Moto Club carnico: non badava ai sacrifici e la sua famiglia ha dato un’impronta al Trial in Carnia. Il sindaco di Paularo, Daniele Di Gleria, esprime la vicinanza della comunità ai familiari: «Era una persona tranquilla – lo descrive – un uomo casa e lavoro e con una grande passione per le moto, ha sempre seguito il figlio in questo sport. Era alla mano, molto socievole».

Terry assicura: «Mio padre era sanissimo, non fumava, non andava per i bar. Non voglio incolpare nessuno, ma temo che la cosa sia stata un po’ sottovalutata dai medici. In dieci giorni che è stato male nessuno è venuto a fargli il tampone. Ha avuto una settimana di febbre alta a casa e nessun medico l’ha visto, nonostante le nostre chiamate. Una sera gli è mancato il respiro, abbiamo chiamato l’ambulanza, abbiamo atteso un’ora. È un periodo critico, anche per chi lavora in sanità, ma mio papà in ultimo faticava a far le scale e dicevano che la spossatezza era dovuta alla febbre. Manca informazione, bisogna aiutare le persone».
 

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