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«Gli ospedali friulani sono senza personale»: la Cgil va in Procura. L’azienda: da gennaio 121 persone in più

UDINE. I ricoveri dei pazienti Covid aumentano, gli ospedali fronteggiano la pandemia riorganizzando i reparti e la Cgil segnala alla Procura della Repubblica, al ministro Speranza e all’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale (Asufc) che dalla fine del 2018 il comparto sanità si ritrova con 198 persone in meno.

In un momento di massima emergenza come quello che stiamo vivendo il direttore generale Massimo Braganti, non si aspettava l’esposto in Procura anche perché la Cisl, in queste ore, sta distribuendo volantini per invitare medici e infermieri in pensione a rientrare al lavoro.

C’è bisogno di loro, in Italia i camici bianchi non si trovano più. In questo contesto, ieri, si è sviluppato il botta e risposta tra il segretario generale Fp Cgil udinese, Andrea Traunero, che segnala il saldo negativo di personale e il direttore generale dell’Asufc che invece assicura: da gennaio nel comparto ci sono 121 persone in più. Andiamo con ordine.


La denuncia della Cgil

Il sindacato in un documento dettagliato lamenta la carenza di personale, il sovraccarico di lavoro per gli operatori negli ospedali di Udine, Tolmezzo, Palmanova e San Daniele e ricorda che nell’ultimo anno e mezzo il numero dei dipendenti è sceso da 7.382 a 7.184 unità.

Traunero sollecita «interventi risolutivi e urgentissimi per porre rimedio» alla «carenza di personale anche nei reparti no Covid, di formazione e al sovraccarico che si registra nei pronto soccorso». A suo dire, rispetto a Udine, non va meglio a Palmanova dove «mancano dispositivi di protezione, alcuni farmaci necessari, i percorsi pulito-sporco (Covid-noCovid) non ben definiti e il personale è allo stremo delle forze, ci sono momenti – si legge nella missiva – in cui due soli operatori seguono 30 pazienti».

Anche negli spogliatoi di San Daniele «mancano stipetti con scomparti sporco-pulito», un sistema quest’ultimo che rileva criticità legate a carenze strutturali». Più o meno simile, sempre secondo la Cgil, la situazione a Tolmezzo dove sta aumentando il monte ore di straordinario.

Il sindacato si sofferma pure sul dipartimento di prevenzione che «è in estrema carenza di personale per il tracciamento e a breve non si vedono soluzioni». Traunero non risparmia neppure la Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) per pazienti Covid di via Umago, i cui spazi sono stati messi a disposizione dal gruppo Zaffiro.

Qui, scrive, «continuano a mancare la presenza costante di un medico e farmaci per la sedazione e l’emergenza. Non vengono rispettati i protocolli per l’identificazione del paziente e l’elevato turn over di personale non permette la continuità di cura. La zona vestizione-svestizione risulta spesso sporca e non vengono rispettate le 11 ore tra un turno e l’altro.

L’azienda Friuli centrale

Il direttore generale Braganti gestisce l’Asufc da inizio gennaio. «Da allora – spiega – il personale nel comparto ci sono 121 persone in più». Lo scorso anno, aggiunge, «quando il saldo negativo era di 300 unità io non c’ero, ma il sindacato sì e ha permesso questa cosa».

Stoccata a parte, Braganti ricorda che da febbraio sta impiegando il suo tempo a cercare professionisti: «Ho scorso 600 nominativi di infermieri e ne ho assunti 300 peccato che poi, con i pensionamenti, il saldo sia sceso a 121».

Ma nonostante ciò nella seconda ondata della pandemia l’Asufc ha quadruplicato i posti letto Covid. «Dai 90 allestiti nella prima fase tra Udine e Palmanova abbiamo superato i 300 in una situazione di carenza di personale».

Il direttore esclude che nelle strutture manchino dispositivi di protezione visto che «la scorta di tre mesi viene mantenuta». Lo stesso assicura per i corsi di vestizione e svestizione seguito «da tutti gli operatori presenti nei presidi Covid».

Allo stesso modo, il direttore fa notare che dei 1.500 posti letto complessivi 380 sono Covid, tutti gli altri sono distribuiti tra gli ospedali di Tolmezzo, Latisana e alcuni reparti di Udine, tra cui l’oncologia, la chirurgia e le emergenze, per rispondere alle esigenze di salute dei cittadini non infettati dal coronavirus.

Braganti ribadisce che per fronteggiare l’emergenza servono altri 30 letti Covid ecco perché sabato scorso è stata liberata dai pazienti la Rsa di Palmanova: «Abbiamo recuperato una decina di operatori per attivare 30 posti che ci hanno permesso di superare il fine settimana».

La situazione è drammatica. «Il messaggio della Cgil rischia di ottenere l’effetto contrario disincentivando l’eventuale disponibilità di pensionati che invece ci servono subito» concludere il direttore nell’invitare chi nega la pandemia a fare un giro nei reparti. —


 

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