Il sindaco le nega la cittadinanza: «La signora non conosce l’italiano»

SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA. Non sa leggere l’italiano e il sindaco le nega la cittadinanza. È accaduto a San Giorgio della Richinvelda dove, davanti al primo cittadino Michele Leon, si è presentata una donna di origini marocchine con tanto di notifica da parte del ministero dell’Interno indicante il raggiungimento dei requisiti utili (ossia i dieci anni di residenza nel nostro Paese) per essere proclamata cittadina italiana.

Il problema è sorto nel momento in cui la signora ha dovuto leggere la formula di rito per il giuramento: la lettura non si è rivelata agevole, così il primo cittadino sangiorgino ha deciso di sospendere, almeno momentaneamente, il procedimento.


«Nell’immediatezza del fatto – racconta Leon – mi sono innervosito, ma poi è subentrata tanta amarezza, sentimento che ho condiviso con il dipendente comunale che ha istruito la pratica». Per questo il sindaco ha preso carta e penna e ha scritto sia al prefetto di Pordenone Domenico Lione sia al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per sottoporre loro un quesito.

«Non conoscendo la lingua italiana, si presuppone non si possa nemmeno conoscere la Costituzione su cui la persona dovrebbe prestare giuramento, Mi chiedo allora quale garanzia abbia lo Stato italiano che le stesse leggi vengano poi rispettate», osserva Leon.

«A mio avviso non si può concedere la cittadinanza italiana a chi non conosce nemmeno le basi della nostra lingua. Da quando sono sindaco ho concesso decina di cittadinanze e mi sono sempre congratulato con le persone che entrano a far parte della nostra nazione con il giuramento, perché convinto che chi si è insediato ed integrato nel nostro Paese per motivi di lavoro, sentimentali o altro, abbia diritto ad ottenere la cittadinanza, ma non posso accettare situazioni simili».

Al ministro e al prefetto «chiedo un intervento al fine di perfezionare le verifiche in fase di istruttoria», conclude il sindaco deciso comunque a dare una nuova chance alla cittadina richiedente la cittadinanza. E conclude: «Mi aspetto che la signora possa impegnarsi nello studio di una lingua così bella ed articolata per sentirsi davvero cittadina italiana» non dimenticando di ricordare che «durante i sette anni del mio mandato il Comune ha sostenuto l’attivazione di altrettanti corsi annui di italiano per stranieri». —


 

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