Uccise un artigiano nel boschetto: pizzaiolo condannato a 30 anni anche in Appello

Lucian Marius Haprian e, a destra, un mazzo di fiori nel luogo in cui Alessandro Coltro fu ucciso

FONTANAFREDDA. La Corte d’assise d’appello di Trieste ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione al cuoco cinquantenne di origine romena Lucian Marius Haprian, che confessò di aver rapinato e ucciso l’artigiano di Nave Alessandro Coltro nel boschetto vicino al supermercato Bingo di Fontanafredda, la sera del 24 settembre 2018.



Il procuratore di Pordenone Raffaele Tito ha voluto dare un segnale, impugnando la sentenza, emessa dal gup Giorgio Cozzarini, per il mancato riconoscimento della premeditazione. Gli inquirenti hanno sostenuto infatti che Haprian si sia presentato all’appuntamento armato di una Beretta clandestina con silenziatore e il colpo in canna, con l’intenzione di uccidere. Se fosse stata riconosciuta la circostanza aggravante del delitto premeditato, sarebbe stato condannato all’ergastolo.



L’accusa ha contestato a Haprian di aver proposto a Coltro un affare: uno scambio di banconote di piccolo taglio con banconote di taglio più grande. L’artigiano di Nave aveva trovato un fruttivendolo interessato. Si sono incontrati al bar del centro commerciale.

Il negoziante ha riferito agli inquirenti di aver consegnato a Coltro i 15 mila euro e di non averlo più rivisto. Il suo corpo, attinto da 4 proiettili al capo, era stato rinvenuto l’indomani sera, dopo la denuncia di scomparsa della madre di Coltro.

In pochi giorni carabinieri del Nucleo investigativo di Pordenone e dell’aliquota operativa di Sacile avevano stretto il cerchio attorno al pizzaiolo del ristorantino Palo Alto. Inchiodato dallo scambio di messaggi con la vittima la sera del delitto, dalle celle telefoniche agganciate, dalle immagini delle telecamere che hanno ripreso l’auto che gli aveva dato il passaggio al Bingo, dalle intercettazioni.

Prima che Haprian si imbarcasse per Londra i carabinieri lo perquisirono. Messo alle strette confessò, sostenendo però di aver proposto a Coltro la vendita di un Rolex rubato (che però non aveva) e di aver sparato durante una colluttazione, nel timore infondato che Coltro fosse armato.

In appello il collegio difensivo (gli avvocati Stefania Pattarello e Marco Marcelli) ha ribadito la propria tesi: non c’è prova dell’uso del silenziatore, Haprian si aspettava di incontrare il negoziante sconosciuto e non lo stesso Coltro, aveva premeditato una rapina, non l’omicidio. I legali hanno insistito inoltre per la concessione delle circostanze attenuanti generiche, in virtù della confessione.

La Corte d’assise d’appello, presieduta da Mimma Grisafi, giudice relatore Gloria Carlesso, ha dichiarato inammissibile l’appello proposto dal ministero e non ha concesso le generiche (in caso contrario a pena sarebbe stata ridotta).

Haprian ha seguito la lettura della sentenza, venerdì scorso, in videocollegamento dalla casa circondariale di Padova. I legali valuteranno l’eventuale ricorso in Cassazione dopo le motivazioni, attese fra 90 giorni. —



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