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Fauci: «Le prime dosi del vaccino a dicembre, non servirà obbligare le persone»

Il consigliere sanitario della Casa Bianca: «Anche in Italia le vaccinazioni potrebbero iniziare tra il 12 e il 15 del prossimo mese. I vaccini russi e cinesi? Non conosciamo i dati» 

NEW YORK. Tony Fauci invita insieme alla speranza e alla prudenza: «La cavalleria sta arrivando. Le vaccinazioni contro il Covid - annuncia il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases - potrebbero cominciare tra il 12 e il 15 dicembre negli Usa, ma anche in Italia. Questo però dovrebbe spingerci ad adottare subito con maggior serietà le misure per frenare i contagi. Quanto state facendo in Italia è giusto, ma forse bisognerà tenere chiusi bar e ristoranti, e passare il Natale a casa solo con i familiari stretti».

AstraZeneca ha pubblicato dati positivi sul suo vaccino, e il 10 dicembre la Fda discuterà l’autorizzazione all’uso di emergenza di quello di Pfizer. Quando saranno disponibili?


«C’è ancora un po’ di confusione sui dosaggi di AstraZeneca, quindi è prematuro giudicare. Pfizer invece ha chiesto l’autorizzazione d’emergenza e presto lo farà pure Moderna. Ci aspettiamo, anche se non è garantito, che a metà dicembre avremo le prime dosi disponibili, tra il 12 o il 15. Di sicuro negli Usa la distribuzione inizierà prima di fine anno».

Lo stesso è possibile in Europa e Italia?

«Penso di sì, perché Moderna e Pfizer hanno firmato contratti anche con la Ue. La decisione finale spetta alle aziende e le autorità locali, ma la mia impressione è che siano pronte».

I vaccini russi e cinesi sono affidabili?

«Ho sentito affermazioni di una efficacia significativa. È possibile, ma per provarlo servono dati che io non ho visto».

Chi riceverà le prime dosi, e con quale logistica?

«Non conosciamo ancora la lista delle priorità: i Cdc la pubblicheranno quando l’Fda darà l’autorizzazione».

Che durata avrà l’immunizzazione?

«Non lo sappiamo ancora, questo dato richiederà tempo per essere provato. Sappiamo però che i vaccini di Moderna e Pfizer sono molto efficaci, al 95%, e prevengono le forme più gravi di Covid».

Secondo la Gallup solo il 58% degli americani è disposto ad immunizzarsi. Cosa dice agli scettici?

«Bisogna parlare con la comunità, spiegando che il processo per sviluppare il vaccino, e determinarne sicurezza ed efficacia, è stato indipendente da qualsiasi manipolazione politica. Il Data and Safety Monitoring Board esamina le informazioni in maniera autonoma dall’amministrazione e dalle aziende, e decide se sono abbastanza buone da sottoporle all’Fda.

Poi scienziati di carriera le valutano con un Advisory Committe, e alla fine del processo tutti i dati vengono pubblicati. Anche se ci sono stati segnali contraddittori da Washington, va chiarito negli Usa come in Italia che il processo per determinare efficacia e sicurezza dei vaccini è indipendente e trasparente».

Quando raggiungeremo l’immunità e il ritorno alla normalità?

«Quando avremo vaccinato la maggioranza della popolazione che vuole farlo, verso la fine del secondo trimestre del 2021, cioè tra la primavera e l’estate. In autunno non saremo ancora alla normalità completa, ma quasi. È decisivo però che si vaccini la maggioranza della popolazione, perché altrimenti l’epidemia continua a l’operazione fallisce».

Di che percentuale parliamo?

«Non lo sappiamo con certezza, ma intorno al 70%».

La vaccinazione deve essere obbligatoria?

«Negli Usa non lo abbiamo mai fatto, a parte categorie specifiche, però è necessario convincere la maggioranza. Vacciniamoci per noi, le nostre famiglie, e la società».

Intanto si continua a morire. Cosa dobbiamo fare?

«L’aiuto sta arrivando, ma i prossimi mesi fino a febbraio saranno terribilmente dolorosi. Bisogna applicare con serietà 5 semplici misure: indossare le mascherine, distanziamento fisico, evitare assembramenti di più di 10 persone, stare il più possibile all’aperto, lavarsi le mani. Ciò andrà fatto fino a quando il vaccino arriverà a tutti, ma in certa misura anche dopo».

L’Italia è in difficoltà, non è più un modello di resilienza?

«Purtroppo l’impennata dei contagi è stata abbastanza uniforme in molti Paesi».

Come giudica le misure che stiamo adottando?

«Non è necessario chiudere il Paese completamente, e bisognerebbe tenere aperte le scuole, garantendo la sicurezza dei bambini per quanto possibile. Lasciare aperti bar, ristoranti e palestre è una grande fonte di infezione. Capisco che è difficile per l’economia, ma dovreste lasciarli chiusi o limitare molto la capienza».

Come sarà il Natale?

«Se l’impennata di infezioni, ricoveri e decessi continua, bisogna vietare i viaggi e limitare le cene ai familiari stretti. Se la situazione migliora, si possono modificare le misure».

Trump l’ha criticata e ora ostruisce la transizione. Quanto è dannoso?

«È necessario avere una transizione liscia. Spero di poter entrare in contatto quanto prima con lo staff di Biden».

È prontto a lavorare con lui e cosa gli consiglierebbe?

«Ho servito sei amministrazioni per 36 anni, e ho intenzione di farlo con la settima. Discuterò i dettagli, ma è chiaro che c’è stata una risposta molto difforme fra i vari stati».

C’è allarme per il “nazionalismo dei vaccini”. Ritiene che gli Usa debbano unirsi all’iniziativa dell’Oms?

«Noi siamo sempre stati i leader nella risposta globale alle epidemie, basti guardare al programma Pepfar per l’Aids lanciato da Bush. Gli Usa sono storicamente coinvolti nella salute globale, e credo che ciò continuerà col cambio di amministrazione». —

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