In Italia la stagione invernale è a rischio, Austria e la Svizzera riaprono le piste. Fedriga: «Regole uguali in tutta Europa»

UDINE. La decisione è delicata e va maneggiata con cura perché se da una parte c’è la necessità di evitare che la curva dei contagi balzi nuovamente in avanti, dall’altra c’è il rischio che cancellare la stagione invernale, o ridurla di molto, costringa centinaia di imprenditori locali a portare i libri in tribunale.

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Un problema, quello dello sci e delle vacanze in montagna, che attraversa il Friuli Venezia Giulia e tutta Italia con Massimiliano Fedriga che auspica – al pari di Giuseppe Conte – una soluzione a livello europeo per evitare disparità, mentre i principali Stati dell’arco alpino – Austria e Svizzera su tutti – non sembrano voler nemmeno rallentare l’avvio della stagione turistica

La posizione della Regione, che sul tema dell’inaugurazione della stagione invernale resta in attesa delle decisioni di Roma e dell’andamento della pandemia, è in ogni caso chiara e si muove lungo due possibili assi di intervento: regole uguali per tutti e, nel caso di serrata più o meno lunga, un pacchetto di ristori, di valore non esiguo, per le attività che saranno penalizzate.

«In Conferenza delle Regioni – spiega Fedriga – abbiamo approvato le linee guida, stilate dai tecnici e dagli assessorati al Turismo dell’arco alpino, per la stagione invernale. Adesso attendiamo di capire come evolverà la pandemia e poi prenderemo una decisione definitiva. Mi sembra presto, al momento, ma quello che è chiaro, sia come sia, è che abbiamo il dovere di tutelare a ogni costo un settore che, senza aiuti concreti, è destinato al fallimento. Parlo, cioè, di risarcimenti veri, non da poche migliaia di euro, per attività che rischiano di non guadagnare nulla almeno fino alla prossima estate.

Le chiusure, tra l’altro, non possono eventualmente essere applicate soltanto all’Italia, ma devono valere a livello europeo perché non è possibile, ad esempio, che a Tarvisio non si possa sciare, ma in Carinzia sia tutto aperto. Così facendo, infatti, non soltanto creeremmo un meccanismo di concorrenza sleale che penalizzerebbe esclusivamente i nostri imprenditori, ma correremmo anche il rischio di riportare in Italia persone che, magari, hanno contratto il virus all’estero. Quanto agli investimenti, come sul polo di Sappada, invece, questi andranno avanti come previsto senza alcun rallentamento».

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Sulla stessa linea d’onda, quindi, c’è anche l’assessore al Turismo Sergio Bini che ha siglato il protocollo – poi validati dai presidenti – relativo all’interno arco alpino. «In questi giorni abbiamo lavorato in maniera intensa – sostiene – iniziando pure a preparare le piste proprio per offrire un segnale di vicinanza a tutti gli operatori del settore. Siamo consapevoli che la salute e la sicurezza vengono prima di tutto, ma anche consci del valore, di decine di milioni di euro, del comparto economico che ruota attorno al mondo dello sci. Attendiamo le decisioni del Governo, ma certo ci auguriamo che le disposizioni valgano per tutti i Paesi europei per evitare che la beffa si sommi al danno con, magari, gli impianti chiusi in Italia e aperti in Austria oppure in Slovenia».



Fedriga e Bini non parlano a caso, ma, come il Governo italiano, devono fare i conti con il ben poco entusiasmo dei partner europei sulla prospettiva di “cancellare” le vacanze di Natale in tutto l’arco alpino. Se la Francia, infatti, si è presa dieci giorni di tempo prima di decidere, l’Austria – che comunque vieterà gli après-ski – ha già bocciato la proposta di Conte.

«Non otterremo nulla dalla richiesta avanzata dall’Italia di tenere chiusi i nostri impianti di risalita – ha detto il ministro del Turismo, Elisabeth Koestinger –. La stagione invernale in Austria sarà sicura, le nostre aziende dispongono già di concetti di sicurezza completi per le vacanze sugli sci». Nulla da fare, in questo senso, nemmeno in Svizzera dove le autorità locali non hanno alcuna intenzione di chiudere gli impianti di risalita e, anzi, Qui hanno già aperto, gi impianti di mezza dozzina di località quali Zermatt – ai piedi del Cervino –, Verbier, e Saas Fee.

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